Cambiare il mondo: il simbolo della schiavitù

11 settembre 2015

Il primo articolo di Filosofia Esecutiva – al pari di qualsiasi primo articolo di un BLOG – ha un certo valore storico, poiché va a costruire una “prima impressione” che condizionerà inevitabilmente la tua opinione, sia sui contenuti che sull’autore.

Un aspetto tengo a chiarire fin dal principio, fosse l’unica cosa che ricorderai di questo articolo: quanto andrò a condividere su queste pagine non rappresenta un modello teorico, ma costituisce un distillato di devozione assoluta alla conoscenza, una conoscenza che trova la propria giustificazione ontologica nel suo declinarsi in azione per produrre risultati concreti. Quei risultati che ho prodotto con le mie imprese e quelli che ogni giorno mi impegno a far raggiungere ai miei clienti, attraverso docenze in azienda e consulenze individuali (clicca qui per entrare in contatto con me).

Shanghai – gennaio 2013

Negli ultimi dieci anni ho lavorato infatti in quattro continenti con alcuni degli uomini più influenti della politica, del clero e dell’industria, venendo pagato per pensare. Hai capito bene, “pagato per pensare” e per condividere poi le mie riflessioni su determinate scelte strategiche o negoziali.

Se imprese ed istituzioni di simile portata pagano qualcuno per pensare, questo dovrebbe generare degli interrogativi nel mio lettore: che cosa vedono tali clienti di così prezioso nel pensiero, che cosa trovano nella riflessione che già non possiedano e, soprattutto, perché tanto credito ad un Filosofo Esecutivo?

Non occorre guardare il mondo dalla stanza dei bottoni di un grattacielo a Shanghai per realizzare una delle peculiarità più macroscopiche del nostro tempo: l’annullamento dell’individualità e, con essa, della capacità di trovare nuove idee.

Viviamo infatti in un pianeta che prolifera ad ogni livello di metodi, leggi e procedure che stanno spostando l’essere umano dall’Oriente del mondo alla sua periferia ontologica, con gli individui che si rivelano quanto mai incapaci di trovare nuove idee, abituati sin dall’infanzia a sentirsi dire che cosa debbano desiderare e come fare per raggiungerlo.

Il Sistema tenta in ogni modo di soffocare quelle che chiamo eccezioni divergenti, individui che con la loro volontà di innovazione sfuggono allo stereotipo controllabile, e lo scopo dei Governanti appare chiaro: ridurre il mondo alla piatta landa monocromatica governata dal primo comandamento della moderna istruzione:

NON AVRAI ALTRO PENSIERO AL DI FUORI DEL MIO!

A ben guardare, il nostro si rivela il tempo più “religioso” di sempre – “religione” deriva infatti dal latino religo, che significa “legare” – perché tenta di relegare il libero pensiero ad un modello teleogicamente testato: vuoi questo? Fai quest’altro! E la società obbedisce. Obbedisce perché questo ha fatto fin dall’infanzia, in cui l’intelligenza di un bambino viene ancora oggi misurata in base alla conformità tra quello che dice e le risposte presenti in fondo al libro di un estraneo che gli hanno insegnato a chiamare “maestro”.

Dunque, perché un BLOG di Filosofia Esecutiva? Per presentare nuove teorie forse? Assolutamente no! Se Filosofia Esecutiva accettasse questo compito non sarebbe meno biasimabile di qualsiasi altra ortodossia contemporanea. Lo scopo si trova forse nel rievocare il pensiero del passato? Ancora una volta, no! Specie se consideriamo che la maggior parte dei filosofi contemporanei si distingue per la propria sterilità intellettuale, con delle lezioni che appaiono una nostalgica filastrocca sui saperi morti del passato.

Quale rappresenta dunque il compito di Filosofia Esecutiva?

LA FILOSOFIA HA IL COMPITO DI DISTRUGGERE!

Distruggere il metodo, screditare il sistema, detronizzare gli assunti passivamente accettati e mettere nuovamente l’individuo di fronte alla propria perdizione evidente, chiamandolo alla sfida che lo porterà a scegliere tra l’estinzione cognitiva e la rivoluzione sociale, figlia di nuove idee che nasceranno dalle ceneri degli stereotipi rifiutati.

Hanno allontanato Pitagora da Crotone, hanno bruciato Giordano Bruno sul rogo, attaccheranno anche questo Movimento magari definendolo “arrogante”, termine che deriva da adrogõ, composto da ad (che significa “verso”) e rogõ (“richiesta”). Ebbene, una Filosofia Esecutiva degna di questo nome ha l’esigenza di suonare arrogante agli schiavi, visto che si tratta di una richiesta che un libero pensatore rivolge al suo pubblico, affinché qualcosa nel loro comportamento possa modificare il corso degli eventi e, in definitiva, cambiare il mondo.

Continuo a bramare l’astio dei nemici, le cattive recensioni e le malelingue, perché il consenso rappresenta l’allineamento con quello che io chiamo “Sistema di Pensiero Prevalente”, la sinfonia di schiavi che invocano libertà, ma intimamente sperano solo in un nuovo padrone.

E parlando dei padroni di Cosa Nostra, che cosa teme maggiormente l’attuale Governo non eletto democraticamente?

IL GOVERNO TEME L’ESPATRIO!

In Italia non risiedono infatti liberi cittadini con dei diritti, bensì bestiame depositato in un confine geografico a titolo di garanzia sul debito contratto nei riguardi di banche straniere che, con le nostre tasse, si garantiscono un rientro ad interessi totalmente fuori mercato. Con un effetto talvolta sottovalutato: i creditori appaiono de facto proprietari dei titoli a garanzia, vale a dire dei cittadini italiani. In buona sostanza, apparteniamo ad un padrone che non ha né un volto né un nome, ma che tiene stretto il guinzaglio della sua proprietà che ha dopato negli anni d’oro attraverso la Cultura del Debito Conveniente.

“I filosofi si sono limitati a interpretare in modi diversi il mondo, ora si tratta di trasformarlo” – sostenevano Marx ed Engels – e il mondo si trasforma attraverso nuove idee che si oppongano con forza al Sistema di Pensiero Prevalente. Ma come può manifestarsi una cultura divergente in un contesto che predilige il dogmatismo convergente che ritroviamo fin dalle scuole? Non ci si meravigli poi se nelle stesse imprese ed istituzioni continuano a germinare zombie non pensanti che da quelle “fabbriche a banchi allineati” tracimano costantemente nel mercato sociale.

Ecco l’attualità della Filosofia, ecco il suo scopo: quello di distruggere certezze collettive, favorendo l’alchemico “scioglimento” della materia grezza e porgendo agli uomini liberi le condizioni per far nascere nuovi imperi individuali. Una rivoluzione che parte dall’iniziativa privata e prenderà presto possesso della Cosa Pubblica, rovesciandola.

Come Zarathustra nacque al tramonto, così il tuo cambiamento avverrà alla rinuncia degli assunti passivamente accettati, quelli che ti hanno dato un nome, illustrato le regole del gioco e installato convinzioni che ti hanno portato a credere così tanto nelle opinioni altrui, e così poco in te stesso.

LE CATTEDRALI SI COSTRUISCONO CON LE PIETRE, GLI IMPERI CON LE IDEE!

E talvolta, per far nascere qualcosa di nuovo, occorre far crollare un impero, minando un simbolo da esso scaturito: “Il palazzo rappresenta un simbolo, come lo è l’atto di distruggerlo. (…) Con un bel numero di persone alle spalle, far saltare un palazzo può cambiare il mondo”. Ecco quanto apprenderai in queste pagine, ecco quel che accadrà a livello sociale per mano di chi comprenderà la portata rivoluzionaria di questo Movimento, a tutti gli effetti un corollario pratico per “far nascere e crollare imperi”, siano essi individuali, professionali e politici.

Coloro che leggeranno questo articolo e si asterranno dal commentare (e saranno i più), sposeranno la tesi di quanti si ostinano a vedere nella Filosofia un fatto puramente teorico e accetteranno passivamente che nessuna parola o idea possa fisicamente cambiare il mondo.

Se invece anche tu come me ne hai abbastanza di seguire uno spartito imparato a memoria, desideri dire “basta” alla melodia che non ti rappresenta e vuoi batterti affinché la tua Filosofia Esecutiva trovi ascolto nel mondo, cogli ogni singola opportunità che ti viene offerta per esprimere te stesso e rispondi a questa domanda, ora: quale simbolo del nostro tempo rappresenta alla perfezione la schiavitù contemporanea? Non scrivere nulla di astratto o concettuale, scrivi qualcosa di fisico e concreto: un oggetto, un luogo, un monumento, un palazzo, ecc…

QUALE SIMBOLO RAPPRESENTA LA SCHIAVITÙ CONTEMPORANEA?

Rispondi nello spazio per i commenti in calce e condividi questo articolo assieme alla tua opinione su tutti i social attraverso i pulsanti sottostanti. Usando come hashtag #FilosofiaEsecutiva riusciremo a leggere tutte le rivoluzionarie opinioni espresse sul web.

Ricorda: il Sistema avrà vinto solo quando gli individui avranno rinunciato a dire la propria. Fortuna e Gloria dunque per chi esprime le proprie idee, sommo biasimo per tutti gli altri.

Raffaele Tovazzi

Un articolo scritto da

Fondatore di Filosofia Esecutiva.

166 Commenti

il Cambiare il mondo: il simbolo della schiavitù.
  1. Diego
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    Nasce oggi una nuova era che, fin dal primo momento che ti ho conosciuto, sapevo avrebbe prima o dopo preso vita e vigore. Come chiedi nel primo articolo del blog, il simbolo che rappresenta alla perfezione la schiavitù contemporanea è lo smartphone e forse ancor di più Facebook. Questi 2 elementi insieme sono così talmente forti che noi stessi ci troviamo a scrivere e condividere attraverso questi mezzi; un prigione virtuale che non ha pareti e non ha odore ma che ci lega a doppio filo ad una vita che non esiste.

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      Grazie per il tuo commento Diego e complimenti per la tua intuizione! 😉
      Che mondo immagini senza smartphone e Facebook?
      Che cosa accadrebbe se queste due tecnologie venissero cancellate con uno schiocco di dita?
      E, ciò che mi interessa di più della tua Filosofia Esecutiva, come possiamo eliminare entrambe?

      • Diego
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        Immagino un mondo dove gli individui, smettendo di essere persone, ricomincino a camminare a testa alta, guardando verso un futuro fatto di contatto, di parole e di sguardi.
        Immagino un mondo dove i bambini corrono e urlano in cortile, anzi che uccidere la loro spensieratezza schiacciandola con le dita contro lo schermo ti uno smartphone.
        Immagino nuovi pensieri e per quanto banale possa sembrare, persone che tornano a parlarsi anzi che digitare su una tastiera a sua volta virtuale.
        Come fare? Bella domanda alla quale credo di non saper dare risposta al momento; forse perchè il primo passo viene dalla volontà di riporre lo smartphone nel cassetto e nel dare maggiore perso ai singoli irripetibili attimi di vita “reale”.

  2. Alessandro
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    Personalmente vedo il fulcro della schiavitù moderna nel BLOCCO DELLE CAPACITA’ DI APPRENDIMENTO. Intorno a me le vedo sempre più minate, con persone sempre più programmate perché necessitino di un giudizio superiore che autorizzi a fare o non fare. Io stesso non ne sono esente, e fortificare queste mie capacità di apprendimento è per me una quotidiana lotta. Penso quindi che sprigionare le proprie capacità di apprendimento sarà la condizione che darà il via a un bel balzo in avanti. Che ne pensi Raffaele Tovazzi? Trovando un simbolo invece sceglierei DUE RETTE PARALLELE; una corsia perfetta, astratta e rassicurante per persone che devono credersi incapaci di avanzare senza di esse.

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      C’è una parola che mi piace persino più di “apprendimento” ed è “educazione”, dal latino “ex ducere”: tirare fuori.
      Credo quando riusciremo ad abbattere il sistema ottocentesco basato sulla “linea di fabbrica” che governa la nostra istruzione, metteremo nuovamente ingegnanti ed alunni nelle condizioni di tirare fuori la propria individualità!
      Sulle rette parallele, mi hai offerto una metafora meravigliosa e che rende davvero l’idea della distinzione tra religione e filosofia. Grazie

  3. |

    Grazie per aver posto la prima pietra.
    Il simbolo della schiavitù per me è l ufficio con le sue otto ore.
    Che ne pensi del verbo “demolire ” invece che “distruggere “?

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      Grazie a te del tuo commento e mi trovi in linea con la tua opinione.
      Come far crollare “le otto ore al giorno”? E, che mondo immagini con la demolizione di questo assunto professionale?

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    Il simbolo della civiltà contemporanea che meglio esprime, a mio parere, il modello di schiavitù accettato e, addirittura, ricercato quotidianamente dalle famiglie è senz’altro la televisione. Il Pensiero Prevalente viene comunicato dietro ogni singola notizia del TG, con le pubblicità martellanti che ci propinano la nuova auto attraverso emozioni generate da musiche toccanti ed immagini di luoghi meravigliosi. Luoghi che non visiteremo mai, perché le auto ci servono per andare al lavoro 6 giorni a settimana e a fare la spesa il 7°. E poi via con le pubblicità di giocattoli e zaini colorati sui canali per bambini, serie tv che limitano la nostra capacità di attenzione a poco più di un’ora e ci instillano la curiosità di sapere cosa succederà la prossima settimana… E per finire le veline e il calcio, sarcofago della nostra intelligenza nei secoli dei secoli.

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      “Cattiva maestra televisione” scriveva Karl Popper e gli scenari che tu descrivi appaiono la quotidianità di miliardi di persone nel globo: animali razionali dipendenti da manipolazione televisiva.
      Facciamo finta che sia possibile, come possiamo eliminare per sempre la televisione? E, soprattutto, che mondo immagini senza la sua influenza sociale?

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        Credo si possa “eliminare” la televisione in quanto ai contenuti propinati semplicemente staccando l’antenna ed utilizzandola come monitor. L’alternativa non ottusa al buttarla nel cassonetto è guardarsi un bel film su DVD (o chiavetta) di tanto in tanto con la famiglia, o collegarci la videocamera e rivedere periodicamente i nostri momenti di vita registrati e ricordarli assieme. Tutto quello che è palinsesto spazzatura può essere sostituito con una bella tessera di cinema d’autore, con un abbonamento a teatro, iscrivendosi a qualche corso serale di cucina/canto/yoga/quellochecipare. Neanche da sottovalutare la potenza delle biblioteche, dove oltre ai libri si possono ora trovare film interessanti, documentari e ovviamente serate culturali aperte a tutti.
        Il mondo senza TV, ma con solo monitor, lo immagino più genuino, meno “costruito”, con meno facciata.
        Senza il continuo flusso univoco di stereotipi da imitare e idolatrare, potremmo forse far emergere qualcosa di nostro, di genuino, vero e sentito. Essere noi stessi con fierezza, vivere il nostro tempo e non semplicemente esistere, come cita il buon Silvano Agosti.
        Grande blog Raffaele, complimenti in anticipo, fiducioso che i tuoi prossimi post saranno sempre ai massimi livelli!!

        • Beatrice
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          Ciao Gabriele, bel commento. Mi sta molto a cuore il tuo discorso perché l’ho tanto studiato e approfondito.
          Voglio spezzare una lancia a favore della tv, che ahimè talvolta è “indispensabile” per le persone sole, disabili, e anziani. E’ terribile, è vero, ma la verità è che la tv fa principalmente compagnia ai più emarginati. Ha poi certamente quell’altra, orribile, funzione di ipnotizzare il pubblico e indurlo a identificarsi nei magnifici modelli che propone (veline, calciatori, serie tv, come dici tu).
          Io non la abolirei del tutto, ma cercherei piuttosto di installare in coloro che decidono il palinsesto, una coscienza sociale che guidi quelle brave persone a passarsi una mano sulla coscienza prima di firmare i contratti coi quali acquistano format e serie tv idiote. Sarebbe bello se trasmettessero finalmente contenuti stimolanti e intelligenti, Che ne pensi sul servizio che potrebbe offrire trasmettendo concerti, spettacoli, ecc. ai quali non tutti possono partecipare?
          Buona giornata!!

  5. Luca
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    Il dogma del nasci-consuma-studia-consuma-lavora-consuma-crepa

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      Il dogma che descrivi a mio parere, al pari di qualsiasi dogma, ha un vizio ontologico: viene imposto dall’esterno e provoca quasi sempre una crisi da rigetto nell’individuo.
      Mi interessa approfondire Luca, come far crollare questo dogma Luca e che mondo immagini con il suo crollo?

  6. Davide Fassina
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    Caro Raffaele, a mio parere il simbolo forte della schiavitù contemporanea, quantomeno per quanto ci riguarda geograficamente più da vicino, è il simbolo dell’euro, che non rappresenta esclusivamente un simbolo di schiavitù economica ma un simbolo di imposizione dall’alto di regole e valori sempre più lontani dalla contemporaneità che viviamo.
    Contemporaneità che si sta sempre più allontanando dalla Storia che ci rappresenta e che contraddistingue ogni singolo individuo di questo pianeta. Stiamo perdendo la nostra soggettività.
    Con immensa stima (sono corsista Hrd).
    Davide

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      Caro Davide sfondi una porta aperta (anzi spalancata) e dedicherò uno dei prossimi post proprio all’argomento “euro”.
      Ti faccio due domande:
      1.- come possiamo in quanto cittadini italiani uscire dall’euro;
      2.- come immagini un’Italia con la propria moneta nazionale.

  7. Maurizio
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    Ho apprezzato molto questo primo articolo, forse perché, in molte parti vedo rispecchiato il mio pensiero che hai più può risultare misantropo ma con tu cogli a pieno: ‘Sii coraggioso e vivi secondo un’ottica esterna alla vita che ti viene imposta, metti tutte le tue certezze perennemente in discussione’.

    Riguardo alla tua domanda, secondo me il simbolo che più rispecchia la schiavitù della società contemporanea è il Selfie. È una risposta provocatoria, ma quello che intendo con questo è tutto il bisogno di dover apparire e costruire una personalità fittizia a una società simulata su un social, quando nella realtà lo stesso individuo non investe nulla per creare un pensiero o una personalità individuale che sia degna di essere chiamata tale.

    Raffaele, ti seguo da poco, ma da tuo compaesano trentino sono felice di averti scoperto. Mi piacerebbe prima o poi incontrarti e scambiare due parole, magari di fronte a un buon bicchiere di Muller.

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      Che bella intuizione quella del “selfie”!!!
      E, ti chiedo, quando le persone producono un selfie che cosa comunicano? La propria individualità o forse l’immagine che il Sistema di Pensiero Prevalente vorrebbe loro avessero?

      • Maurizio
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        Comunicano entrambi gli aspetti, ma annidati uno dentro l’altro. Comunicano, o CERCANO di comunicare la loro individualità ma nel guscio dell’immagine che il sistema di pensiero comune vorrebbe loro avessero.

        PS: Nota bene che ho usato la parola “cercano” perché a parer mio, molte volte l’individualità si cerca solamente attuando un comportamento alternativo solo per il fatto che sia alternativo e non per il pensiero che porta.

  8. Maurizio
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    Per me il simbolo della schiavitù é il denaro come concepito oggi. Tutto é costruito per ottenerlo, anche senza scrupoli. Basti pensare ai centri commerciali che sono diventati ormai meta di pellegrinaggio per riempirsi di cose inutili, agli ospedali che sono diventati sempre più pieni di pubblicità e attenzione al budget mettendo in secondo piano la salute, al sistema scolastico che risulta sempre più impoverito di valori e conoscenza e pieno di persone che vanno lì solo per guadagnare uno stipendio. Il denaro serve ormai per misurare il tuo valore perdendo di vista ciò per cui facciamo ciò che facciamo. Felice di far parte di questo movimento, col cuore. Grazie Raffaele.

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      Grazie a te Maurizio per la condivisione della tua Filosofia Esecutiva!
      Facciamo finta che si eliminasse in uno solo istante tutto il denaro in circolazione, che mondo immagini senza il denaro?
      Grazie di cuore e onorato di averti in questo movimento.

      • Maurizio
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        Immagino un mondo in cui prevalgono i valori e le virtù, in cui la ricompensa a ciò che sei e ciò che fai si traduce in un aumento di esperienza e consapevolezza, con la ricerca per ognuno del proprio “percorso di vita” e della propria missione. Immagino un mondo in cui esista una maggiore attenzione a ristabilire l’equilibrio in tutti gli esseri viventi consci che tutto é interconnesso. Immagino persone dedite al lavoro e alla vita con la capacitá di curare solo per il piacere di farlo, di trasmettere conoscenza solo per il piacere di farlo, di insegnare solo per il piacere di farlo. Il bello é che lo immagino fortemente, lo vedo, ne sento i suoni, mi prende l’animo e so che l’universo é con me.

  9. SImone Remolif
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    Il simbolo del nostro tempo rappresenta alla perfezione la schiavitù contemporanea?
    Ne trovo 2, entrambi parte della stessa Matrice:

    1. L’Edificio Scolastico
    2. La pagella o scheda di valutazione

    1. – L’Edificio Scolastico esemplifica la “Fabbricazione del Pensiero” in cui esseri divini ed immaginari (in me mago agere) vengono plasmati e censurati per il “bene” del funzionamento della Società. Permettetemi i toni, a me questo sistema fa schifo e mi repelle. Veniamo al mondo come esseri di luce e siccome la Luce fa paura, si decide di spedire questi in una catena di montaggio (chiamato “Asilo”) che porta a una fabbrica (chiamato “ordinamento scolastico”), e in questa fabbrica, da cui nessuno può allontanarsi, si crea una bella maschera che trasforma l’essere di luce in “persona” (in latino “maschera”) cosicché possa venir omologato per vivere alle regole del sistema di pensiero prevalente e quindi dimenticare per sempre la sua natura divina.

    2. – La pagella rappresenta la materializzazione dell’Ego del “Maestro” di turno. Un’indicizzazione di quanto la “persona” sia veramente allineata con il pensiero del sistema e quanto sia questa capace di OBBEDIRE anziché PENSARE e quindi generare nuova linfa vitale.

    La cosa ancora più misera a riguardo è che queste verranno poi sostituite da:
    1. Azienda o Ufficio, impiego subordinato.
    2. Busta paga, quadratura e Manager di turno.

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      Splendida analisi Simone.
      Come immagini un mondo senza edifici scolastici né schede di valutazione?
      Quali sarebbero gli effetti del crollo dell’intero sistema scolastico contemporaneo?
      Quale incidenza positiva avrebbe tale crollo sul mondo del lavoro, che tu giustamente percepisci come effetto degli assunti installati nell’istruzione?

      • Simone Remolif
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        Da quando ho studiato Filosofia uno dei Pensatori che più mi rimase impresso fu proprio Ivan Illich, il quale, come tu certamente saprai, nel suo teso “Deschooling Society” (1971-2) scrisse riguardo la “deistituzionalizzazione” dell’educazione; e sono completamente d’accordo con il suo pensiero. La Scuola anticamente non era mai stata designata per essere un istituziona, basta ricordare la Scuola Peripatetica o Pitagorica.

        La Scuola etimologicamente da σχολή dovrebbe designare il Luogo in cui si spende “il tempo libero” e sono certamente convinto che solo così si potrebbe veramente “e-ducare” gli esseri umani a ritrovare la scintilla divina dentro di se, ritornando agli strumenti più incredibili di sempre come ad esempio la meditazione e la capacità di ascoltare l’immensità del proprio silenzio interiore.

        Io immagino un’alternativa “conviviale” che comporta l’abolizione del titolo di studio e la scelta libera da parte dell’individuo dei compagni di studio, dei maestri, dei mezzi didattici. Lo studio dovrebbe avvenire in contatto con la Natura, con la Musica, con le Arti Liberali e con tutto ciò che ci connette al Divino e all’Universo di cui siamo parte integrante e viva.

        Sarebbe un crollo totale di tutti i preconcetti e di tutte le classificazioni oggi esistenti. Non credo si possa immaginare nulla riguardo all’attuale mondo del lavoro poiché non vi sarebbe più correlazione possibile. Segnerebbe un rimescolamento di tutta la società. Distruggere per poi Edificare!

        • Pia
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          Un campo di addestramento alla quotidianità adulta. l’avanzamento gerarchico, la sottomissione e la passività le fondamenta della formazione. Il vero dramma è la consapevolezza. Conosco il motivo del mio malessere e lo accolgo. Lo conosco, fin da giovanissima. E decido di chiudere gli occhi e di accoglierlo. È sempre un atto di fede. Sostenuto da una buona base di presunzione. La consapevolezza spinge sempre l’individuo a sopravvalutarsi. Purtroppo non basta. E quando la consapevolezza si trasforma in colossale rottura di palle sei troppo incazzato per agire. E finisci sotto le coperte, a digitare su un schermo luminoso parole che un annoiato navigante scorrerà velocemente. Che meraviglia.

  10. Pasquale
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    Ciao Raffaele ancora una volta volevo complimentarmi con te per il miglior lavoro sulla filosofia esecutiva svolto. Il simbolo che per me rappresenta la schiavitù è il così detto “denaro “che rappresenta “il potere ” per il quale ogni giorno della nostra singolare vita ogni individuo si appresta a vendere l anima al diavolo per averne un po nelle tasche. Siamo schiavi della moneta e di chi si diverte a manovrarla sulle spalle dei popoli ingenui che accetta il sistema lurido e corrotto , pensando che sia giusto pagare senza ribellarsi se non esprimendo lamentele nei luoghi di condivisione comune. Il mondo sta cadendo in una profonda depressione. Oggi sono qui perché voglio fare la differenza voglio trovare nuove idee e metterle al servizio di uno scopo più alto. Grazie per creato questo sito che per me rappresenta la via d uscita dalla caverna dove il buio non ci permette di vedere le cose come realmente sono.

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      Che metafora incantevole che hai utilizzato Pasquale, “questo sito per me rappresenta la via d uscita dalla caverna dove il buio non ci permette di vedere le cose come realmente sono”. Per un platonico come me, le tue parole sono poesia e so che troverai in questo movimento pane per i tuoi denti.
      Consentimi una provocazione, nulla più: l’uomo da 2.500 tenta di uscire da quella caverna e il Filosofo sacrifica se stesso per tentare di far uscire gli altri schiavi, e se nel 2015 anziché illuminare la Filosofia si impegnasse a distruggerla quella caverna? Al crollare delle prime certezze non avremmo forse una uscita più rapida dall’oscurità che uccide?
      Sono curioso della tua risposta.

      • Pasquale
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        Ahahah sono felice, davvero perché so che l alternativa esiste ed è distruggere questa caverna per far si che chi vi è chiuso dentro possa essere irradiato dai raggi del sole così da non poterci cadere più. Gli schiavi a quel punto sono costretti ad aprire gli occhi accettando il vero. Una volta distrutte tutte quelle convinzioni che ci limitanto la tavolozza del mondo acquisirebbe nuovi colori. La filosofia rende l uomo libero. Sono contento e sorrido perché finalmente il mondo odierno ha il filosofo che non si vedeva dai tempi dei grandi maestri.

  11. Daniele
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    Scrissi tempo fa qualcosa di simile. Il tuo impero lo assocerei al mio castello. Il castello è il pensiero inculcato da altri nella tua testa e con il tempo si è fortificato con immense mura: le convinzioni. Ci si ostina, almeno per me è così, a difenderle “fino alla morte” (e questo è il paradosso a cui si giunge) queste idee non di tua proprietà. Pur di non ragionare con la propria testa, forse per svogliatezza o per incapacità(probabilmente entrambe in egual misura), ci creiamo nella nostra testa delle grandi mura.
    Per quanto riguarda la domanda finale ci rivedo molto la domanda pronunciata da Cristo ” quale è il tuo idolo?” .
    La schiavitù attuale, secondo me, risiede nella tecnologia. Quella tecnologia che ti insegna il “qui e subito” e parlo sia di oggetti(libri, indumenti) sia di informazioni. La tecnologia è pura teoria. Dovremmo imparare a ricavarci oggetti e informazioni nuovamente autonomamente o almeno riscoprire questa nostra capacità senza eliminare le tecnologie.

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      Daniele, il tuo pensiero corrisponde al mio, forse perché i nostri pensieri non ci appartengono e l’uomo appare un tramite per la manifestazione delle idee pure che si servono di lui attraverso gli archetipi, che generano a loro volta prototipi, i quali si riproducono negli stereotipi accettati (avrò modo di approfondire questa mio modello nei post a venire).
      “Qual è il tuo idolo?” disse Cristo che, ricordiamo, venne dichiarato “divino” solo a seguito del Concilio di Nicea del 325.
      Cristo era un Filosofo, ed anche uno dei più recenti se mi viene concesso.
      Mi piacerebbe sapere come immagini un mondo totalmente privo di tecnologia, quali sarebbero gli effetti sociali?
      Infine, scegliendo una ipotesi più moderata, se la tecnologia è “pura teoria” come fare per renderla esecutiva?

      • Daniele
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        Per 10 giorni, fino alla settimana scorsa, sono stato senza internet per problemi dovuti alla linea telefonica, non per mia volontà. È stato straziante. La società attuale senza tecnologia (specialmente quella elettronica) sarebbe morta, veramente. Pensa anche ai casi di malattie come depressione? L’uomo si sentirebbe sbandato perché non avrebbr più i suoi punti di riferimento, anzi si sentirebbe isolato perché la tecnologia è la sua unica compagnia. Oramai scindiamo le persone in persona reale e in persona dietro la chat. Teniamo un comportamento diverso quando chattiamo come se gli altri avessero una personalità differente dietro i social network. Ci rinchiudiamo dentro casa perché tanto abbiamo tutto a domicilio. Basta una telefonata, una email, ecc. Non voglio un mondo senza tecnologia. Voglio un mondo in cui l’uomo non si fermi all’esteriorità della cosa, ma vada a fondo, un mondo in cui l’uomo si faccia delle domande , dei perché e poi inizi ad osservare, a curiosare, ad inparare e poi ad applicare.
        Sapere Aude. Dobbiamo uscire dallo stato di minorità, camminare da soli, con le mostre gambe.
        Come fare? Puntare sulla scuola. Sono un neodiplomato. In più ho seguito degli studi tecnici. Ti assicuro che di tecnico e dipratico in q

        • daniele
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          Ti assicuro che di tecnico e di pratico in quelle scuole non è rimasto più nulla. Soltanto pura teoria. Solo pura teoria. Quindi cosa fai uscito da lì? O continui gli studi con università e con corsi post diploma o vai a lavorare in luoghi dove le abilità che la scuola dovrebbe “tirare fuori”(educare) non servono a nulla. Io personalmente me ne andrò all’università a studiare tutt’altre materie.
          La scuola va a pezzi. Altro che la buona scuola. Non entro nel merito della riforma, ma… sono quelle le riforme di cui ha reapmente bisogno la scuola? Andrebbe rifatto tutto da capo a cominciare dai programmi fino al rapporto tra studente/insegnante che ad ogni anno degenera sempre più. L’insegnante deve essere prima di tutto un maestro di vita e ci deve mettere del suo nella materia(originalità e personalità, non seguire sempre i soliti programmi). Solo così sarà rispettato dallo studente senza creare nelle aule paure verso i professori come accadeva prima. Nessuna prevaricazione, ma scambio di idee.

  12. Daniela
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    Buongiorno Raffaele,
    nello spirito dell’iniziativa, provo ad andare controcorrente 🙂
    Tutte le schiavitù che affliggono l’uomo moderno non sono altro che un riflesso della Sua condizione interiore, e sono rappresentate dalle circostanze moderne così come in passato erano rappresentate da altre circostanze, obbedendo a leggi e meccanismi di matrice sempre uguale. Come in alto, così in basso.

    Mi piace pensare che tutte queste forme di schiavitù / controllo così come tutte le difficoltà dell’esistenza non siano altro che forme del Creato per metterci di fronte sfide da superare e trovare la nostra individualità proprio nel superamento di esse. Il rischio di modificare le circostanze senza capire questo meccanismo è quello di passare da una forma di dipendenza a un’altra, la Bibbia ce lo spiega con l’episodio del vitello d’oro.
    Così mi viene da rispondere alla tua domanda che il simbolo è proprio l’uomo, che trasforma le Sue circostanze a immagine e somiglianza di sé stesso.

    La domanda potenziante che fa da filo conduttore a questo blog è un ottimo spunto alla scoperta e realizzazione della propria individualità. Proverò a chiedermelo più di quanto stia già facendo 🙂

    Grazie

    • |

      Ciao Daniela,
      hai compreso perfettamente lo spirito dell’iniziativa che non vuole istruire ma far ragionare, come tu ottimamente hai fatto.
      Mi piace la tua argomentazione e, se mi consenti una nuova provocazione intellettuale, ti chiedo: che cosa accadrebbe se facessimo crollare quel simbolo che tu identifichi nell’uomo? Come ti immagini il Creato senza l’uomo?
      Grazie

  13. |

    Il simbolo della schiavitù contemporanea è la Televisione e i programmi che passa da un ventennio a questa parte! Senza anima. Vuoi contenitori di plastica non biodegradabile!
    Altro simbolo della schiavitù è la mela! Rappresenta il compromesso, la corruzione, la svendita delle proprie virtù per accedere ai benefici di una poltrona, un posto fisso. Lo svuotamento di contenuto del diritto di voto è la scelta di renderlo dogma teorico pura merce di scambio.
    Poi c’è la maschera. Simbolo che rappresenta l’ipocrisia e l’incoerenza di chi critica i principi e l’operato del politicante di turno solo perché non gli fornisce garanzie utili a se stesso ma poi vota e corteggia quell’altro che ha la stessa disonestà ed incoerenza ma lo favorisce!
    In ultimo una bella cravatta che è il simbolo della mafia dei nostri giorni.

    Impegnativa la tua vision ed io la sposo volentieri almeno la mia permanenza in Italia fintantochè dura la allieto con condivisioni interessanti!
    Ciao

    • |

      Grazie per aver condiviso la tua Filosofia Esecutiva su queste pagine, contributo generoso e prezioso il tuo.
      La mia vision appare impegnativa al pari di una ripida salita solo per chi non sa che meraviglioso panorama attende chi avrà il coraggio di fare la rivoluzione e immaginare, come stiamo facendo su queste pagine, un futuro diverso.
      O l’espatrio o la rivoluzione, tertium non datur.
      Grazie e spero di leggerti presto!

  14. |

    Ciao Raffaelsecondomo me, uno dei simboli della schiavitù moderna è l’appiattimento culturale.
    La mancanza di scavare al nostroi interno e scacciare via la parte oscura, per dar vita alla luce del nostro spirito che è l’unica dottrina senza condizionamenti.
    Per me la cultura è potere, il Potere di vedere al di là dei condizionamenti. Il mondo cambierà, quando cambierà nelle persone il loro rapporto con lo spirito e con la conoscenza. Spero non sia solo un pensiero utopico

    • |

      Ciao Pierpaolo,
      la conoscenza: che grande e sottovalutato strumento di potere! Si tratta di capire se sia più importante la felicità o la verità.
      Quando parli di cultura sono d’accordo con te, a patto che non si intenda quella dogmatica che respiriamo negli istituti, perché tale conoscenza ortodossa non si basa sul libero pensiero, bensì sul vuoto dogmatismo convergente, sordido strumento di controllo dal Sistema di Pensiero Prevalente.
      Secondo te, che cosa deve accadere affinché cambi il rapporto con lo spirito e la conoscenza?

  15. Andrea
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    Caro Raffaele,
    Io credo che la schiavitù contemporanea sia dettata dalla TECNOLOGIA….è probabile che l’intento con cui sia nata e si sia sviluppata fosse buono…probabilmente all’inizio è nata come un “facilitatore” per gli esseri umani….detto ciò, l’uso che se ne sta facendo non è più un uso, è un abuso… E tutto questo verosimilmente nell’era della comunicazione, comporta una mancanza di vera comunicazione fra gli individui…non si hanno problemi a richiedere amicizie su Facebook, e poi quando ci si incontra per strada nemmeno ci si degna di un sorriso…stanno venendo meno le buone maniere….la tecnologia ci sta togliendo la capacità di immaginare (di far agire il mago che è in noi)…ci sta togliendo il gusto di una sana conversazione con le persone…e in alcuni casi manipola l’opinione comune con notizie che si rivelano del tutto infondate….
    Detto questo, grazie per quello che fai….e sopratutto per quello che sei… Un abbraccio!

    • |

      Caro Andrea,
      grazie del tuo commento, che mi piacerebbe approfondire: facciamo finta che riuscissimo a radere al suolo tutta la tecnologia esistente, in che modo ti immagini il mondo? Perché credi sarebbe migliore?
      Un abbraccio a te

      • Andrea
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        Certo, radere al suolo tutta la tecnologia del mondo, non credo che possa essere di beneficio…e se la utilizzassimo con equilibrio? Magari senza esserne schiavi? Senza farci condizionare nei comportamenti e in alcuni casi nelle identità? Probabilmente torneremmo ad essere noi stessi, senza maschere sociali e senza tutti quei filtri che ci rendono così “costruiti”…..

  16. Manuele
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    La schiavitù odierna da dove nasce? Da una vita basata sulla moneta, unico mezzo per potersi inserire nella “società” costruita per noi ad hoc da individui che la creano e vendono la moneta ad un sistema (stato) che la vende a sua volta ai suoi stessi creatori (cittadini) senza i quali non esisterebbero nemmeno i “creatori” suddetti: NOI POSSIAMO CAMBIARE IL SISTEMA!

    • |

      Ciao Manuele,
      la “moneta” è un tema che ritorna in questi commenti.
      Aiutami ad immaginare un mondo senza moneta, come è stato per milioni di anni.
      In che modo possiamo cambiare il sistema e che cosa dobbiamo far crollare?

      • |

        Dobbiamo “toccare gli intoccabili” o quantomeno far capire loro che il mondo sta cambiando e non siamo più disposti a essere schiavi più o ,e o inconsapevoli: abbiamo la chiave ora per capire

  17. Rossana
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    Ciao Raffaele , complimenti per “Filosofia Esecutiva” e per il messaggio che porta con se.
    Ciò che per me simboleggia la schiavitù contemporanea è il denaro quando a questo viene dato il potere di “misurare” la nostra grandezza.
    Il denaro dovrebbe essere una “commodity” e invece:
    il denaro ha privato tutto del proprio reale valore;
    con il denaro “comprano” il nostro tempo;
    Chiedendo denaro “in prestito” diventiamo schiavi tre volte: del “valore effimero” del bene che acquistiamo a debito, di coloro che prestano denaro e che restano i veri proprietari dell’oggetto e, ultimo ma non ultimo, diventiamo sempre più schiavi di “cose” che spostano al di fuori di noi la “richezza” che invece abbiamo il dovere di costruire “dentro” di noi… essere anzichè avere…!!

    • |

      Ciao Rossana e grazie del tuo commento.
      Che cosa accadrebbe secondo te nel venir meno del denaro, della sua funzione, del suo fondamento ontologico, delle emozioni che ci hanno insegnato ad associare ad esso?
      In che modo la società risulterebbe migliore?

  18. Stefano
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    Scardinare il sistema, non è combatterlo, è ignorarlo.

    • |

      E’ ignorando le metastasi che governano il nostro paese che cureremo il cancro che affligge la società?

  19. Raffaella
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    Meraviglioso Raffaele!

    Trovo che l’emblema della schiavitù sia la Chiesa. Le loro catene più potenti quella pagina del vecchio testamento che parla dell’albero della conoscenza del bene e del male e di un uomo e di una donna e di un dio che dice loro cosa è giusto e cosa no. Poi la mela per poter decidere da soli cosa è giusto e cosa è sbagliato e quell’equivalenza che da allora è diventato una legge che permea tutto:
    Disobbedienza = Male, Peccato, Morte

    Una metafora potente, non trovi?

    È difficile liberarsi da questa schiavitù perché bisognerebbe svegliare la coscienza. La coscienza ci direbbe che non siamo sbagliati, e che non abbiamo bisogno di un padrone per essere giusti. Solo che la coscienza ci hanno detto che è un serpente, e allora meglio lasciarlo dormire…

    • |

      Ciao Raffaella, pensiero molto profondo ed antico.
      Conosco una leggenda sulla nascita dell’uomo un po’ diversa, che appartiene alla cultura slava.
      Permettimi di raccontartela:
      C’erano una volta il Bene ed il Male che camminavano assieme, giunti al Lago di Tiberiade decisero di fare un gioco, lanciare dei sassi in acqua per vedere che cosa sarebbe accaduto.
      Dai sassi del Male nacquero i demoni, dai sassi del Bene gli angeli.
      Solo così i due inseparabili amici realizzarono di essere riversi.
      Decisero dunque di creare qualcosa che li rappresentasse appieno, per distinguersi dall’altro e comprendere la propria autentica natura.
      Il Male plasmò la terra e creò l’uomo, ma non riuscì a donargli la vita.
      Il Bene creò l’anima, ma non riuscì a trattenerla sulla terra, vedendola scappare verso il cielo.
      Capirono così di aver bisogno l’uno dell’altro, perché del Bene e del Male è fatta la vita.
      Il Male formò l’uomo, il Bene ci soffiò dentro un anima e nacque l’essere umano.

  20. |

    Avevo già commentato ma credo non sia andato in porto il commento.
    Sarò più sintetica allora
    I simboli della schiavitù contemporanea sono la TV, che rende schiavi attraverso i programmi che passa vere e proprie offese all’intelletto umano!
    Altro simbolo è la mela che per me rappresenta la corruzione, il compromesso, l’avidità.
    Poi il colletto bianco che rappresenta l’ipocrisia di chi si indigna solo quando vengono toccate quelle che considera proprie prerogative o si scandalizza per la superficie delle cose senza neppure preoccuparsi di alzare il velo e guardare sotto.
    La maschera altro simbolo della schiavitù moderna per tutti coloro che scelgono di abbandonare la virtù per la comodità, i soldi il posto fisso.

    • |

      Grazie Laura,
      in che modo puoi far crollare questi simboli e come immagini il mondo dopo il loro crollo?

      • |

        Personalmente guardo solo cartoni su Rai yo yo e cartonito con i miei figli non più di due ore al giorno.
        cerco di restare fedele a me stessa conoscendomi sempre più, superando alcuni limiti e credenza e esercito la mia professione al meglio quanto più onestamente ed al meglio di ciò che posso.
        Desidero essere un leader ed un esempio per i miei figli ed aspiro ad ottimi rapporti comunicativi con gli altri. Costantemente mi impegno.
        Immagino un mondo fatto di uomini felici, liberi dall’ego, elevati e consapevolmente onesti in ogni singola azione quotidiana, nell’esercizio della propria professione nell’esercizio della propria funziona sociale, nell’esercizio del diritto di voto. Immagino una società giusta
        Ed io stessa mi immagino al meglio delle mie risorse e potenzialità
        Mi piace la tua idea. Bello condividere alti ideali.

  21. maria
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    La schiavitu’ sta nella mancanza di consapevolezza il non saper le cose porta sofferenza inutile capire chi siamo veramente ci fa vivere una vita meravigliosa Responsabiltai di ciò che ci accade valutando molto bene le nostre scelte e una continua voglia di imparare sempre qual’cosa di nuovo. I nostri pensiere creano la nostra realtà

    • |

      Grazie del commento Maria,
      volendo dare un taglio più esecutivo mi puoi approfondire il tuo concetto?
      Mi spiego meglio: “consapevolezza” è una nominalizzazione e come tale può essere fraintesa.
      Riprendendo la domanda: QUALE SIMBOLO RAPPRESENTA LA SCHIAVITÙ CONTEMPORANEA?

      • maria
        |

        schiavitu sono le nostre catene che portiamo adosso creando un abitudine di essere noi stessi schiavo dell’abiente in cui viviamo . i pensieri sono uguali alle situazioni in cui vivivamo Tutto ciò che facciamo è reagire a un mondo esteriore noto .siamo diventati un effetto delle situazioni che avvengono all’esterno. LA SCHIAVITU’ CONTEMPORANEA è permettere a noi stessi di nununciare al controlla del nostro destino . Cambiare allora significa pensare e agire più in grand rispetto alle circostanze del presente , più in grande rispetto allìambiente in cui viviamo Ecco cosa vuol dire consapevolezza per me

  22. Elisabetta
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    Bentornato Raffaele!

  23. |

    Mitico Uomo che vede dove gli altri brancolano nel buio, Grazie per questa tua nuova iniziativa!
    Provo imbarazzo ad inderire il mio commento dopo tanti dotti ed incisivi interventi, ma il Moloch da abbattere secondo il mio pensiero è la frenesia da UPGRADE, in tutti i sensi.
    L’ulimo telefonino, l’ultima app, il selfie più estremo, il posto più incredibile dove dimostrare di essere stato, l’aumento di stipendio, ecc.. Spero di aver reso l’idea.
    L’uomo antico, usciva per cacciare quanto necessario alla sopravvivenza, non all’accumulo o all’auto stima!
    Sono convinto che diversi gradi di DOWNGRADE, servirebbero a riportare l’uomo in armonia con se stesso, i propri simili e la natura, prima che si avveri quanto profetizzato in MATRIX.
    Parafrasando un passo di Vangelo: “Niente di ciò che entra nell’uomo dall’esterno può farlo diventare impuro. Piuttosto, è ciò che esce dal cuore che può rendere impuro un uomo”…e visto la realtà che stiamo vivendo oggi…
    Grazie ancora per questo tuo nuovo RIVOLUZIONARIO Blog 😉

    • |

      Grazie Armando per lo splendido commento!
      E pensare che provavi imbarazzo… Sono io a provarlo per essere all’altezza del tuo ragionamento, delle tue citazioni e della tua Filosofia Esecutiva: un downgrade globale. Mi piace e lo trovo affine con una riscoperta dei saperi antichi, delle culture troppo spesso dimenticate.
      Tornare indietro nel tempo per garantirsi un futuro.
      Romantico.
      Ora la mia domanda: come? 🙂

  24. Valentina
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    Ciao Raffaele,
    Per me la schiavitù contemporanea sono i mezzi di comunicazione di massa ( tv, radio ), diffusori di informazioni giudicate da punti di vista unilaterali che muovono il pensiero colettivo verso un unica direzione, persuadendo con immagini o parole che toccano l’emotività delle persone.
    Oggi siamo mandrie di bestiame che aspettano solo di conoscere di che morte morire.

    Valentina

    • |

      Ciao Vale,
      interessante che la schiavitù derivi da “strumenti di comunicazione” non trovi?
      E tu trovi più veloce ed utile far crollare l’interno sistema dei mezzi di comunicazione o tentare di utilizzare tali strumenti contro il sistema stesso? Troppo facile rispondere “la seconda”! 🙂
      E se di punto in bianco tutta la tecnologia mondiale collassasse e con essa l’intera rete elettrica, come immagini il mondo?
      Di che morte moriremmo?
      Mi interessa molto la tua opinione.

      • Valentina
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        Ho sempre pensato, sorridendo, che la fine del mondo potrebbe dipendere proprio dal collasso dell’intera rete elettrica.
        Immagino il mondo con la luce del sole di giorno e il buio di notte, la perdizione e il panico dell’ uomo incapace di gestire la situazione senza disposizioni, senza consigli, costretto a farsi forza con le sue esperienze di vita, a contare sul suo istinto per aguzzare l‘ingegno nel migliorare la sua situazione di vita ritrovando serenità e fiducia in se stesso decidendo ( lui ) di che morte morire.
        E diciamocela…. Ritroverebbe anche un po’ di lessico perduto non trovi ? 😉
        Valentina

  25. Fabrizio
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    Ciao Raffaele,
    complimenti per il tuo nuovissimo blog, per il giorno e per l’orario di pubblicazione!
    Pane per i miei denti, finalmente!
    Molti trovano quest’argomento tanto interessante quanto “misterioso”. Misterioso forse per quelle menti che si conformano a ciò che il Sistema impone.
    Faccio una rapidissima premessa: ho frequentato giurisprudenza e le regole per me erano ossigeno, erano vita. Per me era “realtà” soltanto quello che appariva concretamente ed il resto… aria fritta! Con l’esperienza e con la vera accensione del cervello (illuminazione), mi sono reso conto che, in realtà, è proprio ciò che non ci appare sotto al naso che fa la differenza, ciò che ci farebbe fare il salto.
    Vengo al punto.
    Per me, il simbolo della schiavitù moderna è l’Uomo stesso in quanto ignaro custode ed alimentatore inconsapevole di un Sistema di cui, spesso, non ne conosce neanche l’esistenza! Classico è l’esempio della rana bollita!
    Sento tanto parlare di “evoluzione”. Ma, quale evoluzione? E poi, evoluzione rispetto a chi? A coloro che hanno costruito piramidi o altre meravigliose opere? Oppure rispetto a coloro che ebbero il coraggio di morire per un “modo di pensare”, o per dei “valori”, etc… ??
    Oggi la manipolazione è il fulcro di tutto e manipolazione una massa di “zombie” è un gioco da ragazzi!
    Io preferisco porre l’attenzione e riflettere su questo.
    Non darei la colpa alla tecnologia. Questa è solo uno strumento donatoci e che stiamo sfruttando male, molto male!
    La causa dei nostri problemi risiede in un qualcosa di molto più profondo e immateriale, lontano dai nostri occhi e quindi lontano dalla nostra “realtà”!

    P.S.
    Per Sistema intendo tutto: politica, lobby, eserciti, media, case discografiche & cinematografiche, business farmaceutico, multinazionali, medicina, scienza, istruzione, religioni, massoneria, servizi segreti, etc …

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      Grazie per il tuo articolato commento Fabrizio, credo il passaggio chiave sia da “evoluzione” (alla quale non credo) a “rivoluzione”.
      Ecco il proposito del nostro Movimento.
      L’Uomo, essere primo e fine ultimo del Tutto. Beneficiario e Colpevole di ogni sua stessa scelta.
      Facciamo scelte giuste e continuiamo a perseguire conoscenza!

  26. David
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    Articolo super condivisibile e un sincero augurio di successo in questo progetto che sento la necessità di supportare, a tal proposito magari sembrerò un poco diretto nel revisionare un paragrafo in cui a mio avviso la tua critica perde di slancio.

    “In Italia non risiedono infatti liberi cittadini con dei diritti, bensì bestiame depositato in un confine geografico a titolo di garanzia sul debito nazionale”

    il debito nazionale è un debito che ha natura totalmente differente dal debito privato, il debito nazionale “pubblico” in caso di un paese che emette la sua valuta è totalmente sostenibile e non necessita di essere ripagato, quindi il focus del problema è: perché le istituzioni pubbliche comunitarie non garantiscono per il nostro debito pubblico come accade nella maggior parte dei paesi evoluti?

    “contratto dal Paese nei riguardi di banche straniere che, con le nostre tasse, si garantiscono un rientro ad interessi totalmente fuori mercato.”

    Non ci siamo indebitati a livello pubblico tramite banche straniere, ci siamo indebitati (in misura ridotta come Italia) a livello privato con istituti di credito stranieri, nel caso greco il discorso cambia loro tramite il l’EFSF hanno contratto debiti con controparti miste pubbliche/private.

    “Con un effetto talvolta sottovalutato: i creditori appaiono de facto proprietari dei titoli a garanzia, vale a dire dei cittadini italiani. In buona sostanza, apparteniamo ad un padrone che non ha né un volto né un nome, ma che tiene stretto il guinzaglio della sua proprietà che ha dopato negli anni d’oro attraverso la Cultura del Debito Conveniente.”

    non si tratta di doping si tratta di dinamiche di mercato, se il mercato privato cresce gli interessi sui prestiti diminuiscono perché c’è fiducia nelle prospettive di crescita, ciò è spiegato nel dettaglio negli studi di H. Minsky sull’instabilità finanziaria (FIH)

    Non siamo proprietari delle banche, sono le istituzioni che detengono il controllo, il controllo è detenuto da delle istituzioni che rispondono ad una logica politica supportata da un’ideologia economica ben precisa che Alain Parguez descrive come “neofeudalesimo” che a sua volta deriva da un visione del mondo ortodossa, liberare, dove “gli individui e la natura esistono principalmente per servire l’economia” (Shenker-Orosio,2012:Location 439)

    Rompere il “frame” ideologico è lo scopo, romperlo con la conoscenza è la soluzione.

    il mio simbolo della schiavitù contemporanea è “il dio economico”.

    • |

      Ciao David,
      il paragrafo che a tuo avviso fa perdere slancio è semplicemente riferito ad una Manifestazione Illusoria Contingente (MIC) che differisce da quella in cui tu acquisisci le informazioni.
      Se ho verbalizzato questi contenuti significa che essi esistono perché l’uomo è totalmente incapace di creare, e dunque essi sono stati attinti da una dimensione divergente rispetto a quelle in tuo possesso, che a loro volta esistono in un altra MIC.
      Qualsiasi cosa l’essere umano sia in grado di immaginare e verbalizzare appartiene ad un piano dell’esistenza che altre MIC non necessariamente riescono a sperimentare, ma di cui possono beneficiare attraverso un confronto come quello che stiamo avendo.

  27. |

    Io racconterò una piccola storiella… Piccola rispetto a tutto un mondo grande che tutti voi raccontate 🙂
    Io è più di un anno che sto “studiando” la disciplina dello yoga, il suo uso e il suo consumo. Tutti a testa bassa lo insegnano come fosse una religione… Non voglio esagerare! Non distinguono certamente la filosofia dalla teologia. Io forse la distinguo solo perché per la maturità alla mia scuola (tedesca) mi avevano chiesto “cosa porti? Teologia o filosofia?”
    Ma ciò che mi ferisce (per il percorso che ho fatto) e’ che la gente non sappia neppure distinguere la religione dall’arte!
    Lo yoga e’ una splendida forma d’arte che ha le sue radici forti nell’arte nella danza e che come il teatro ha la piena consapevolezza di cosa sia evocare immagini, aprire i chakra, evocare suoni del cuore che nel quotidiano non si sa utilizzare!
    Ed io combatto da un anno cercando di mostrare che lo yoga è arte e non religione!
    Ma in questi tempi dove l’arte e’ considerata emozione e non seria evocazione del nascosto… Ho raccolto nella mia sacchetta della vita tanti di quei nemici!
    E quindi (forse vi deluderò ) ma mi permetto di dire che si deve ricominciare a combattere per l’Arte Vera!
    Quale è’ il simbolo della schiavitù contemporanea? Anche l’Arte che nessuno più sa cosa sia: evocazione del Mistero, richiamo del Verbo, annuncio della Bellezza, strumento vero per dare unicità all’Uomo.
    … Io continuerò a combattere per questo 🙂

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      Grazie del contributo Claudia, non hai deluso nessuno e hai fornito una Filosofia Esecutiva che arricchirà la ricerca di coloro che la vorranno seguire!

      • Claudia Emanuela Coppola
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        🙂 grazie Raffaele!

  28. Stefania F.
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    Felice per questo sito. Felice per questo blog. Felice di dire la mia.
    Lo sviluppo del pensiero critico dovrebbe essere il primo insegnamento rivolto ad ogni essere umano, ma come ben sappiamo avviene proprio il contrario. Soprattutto dal primo giorno di scuola in poi (per non parlare delle università)
    Il simbolo della schiavitù contemporanea, secondo me, non è tanto l’oggetto in sé, ma l’uso che ne stiamo facendo (in fondo, tu mi insegni, tutto può essere usato per il grande bene o per il grande male) e credo che sia la tecnologia in generale. C’è ancora più bisogno, oggi, di imparare a sviluppare il proprio pensiero, la propria curiosità, il dubbio… Il grande fratello è ovunque. Sa cosa mangiamo, come ci vestiamo, per chi votiamo, qual è il nostro gusto preferito in gelateria, quanto siamo in sovrappeso, se lo siamo, a che tipo di cure amiamo affidarci, quanto e quale sport pratichiamo ogni giorno, chi frequentiamo, che tipo di letture preferiamo, se preferiamo libri cartacei o ebook e tutto ciò che c’è da sapere di noi. Grazie alla tecnologia e all’uso che ne facciamo possiamo essere influenzati ad hoc.
    Possono farci credere su più fronti che “quello” e solo “quello” è il mondo che fa per noi (e se non subentra la nostra curiosità quello sarà l’unico mondo che conosceremo). Possono farci credere che il mondo va proprio così o che il mondo va esattamente al contrario di come piace a noi (dipende da cosa è più comodo, anche se in genere, è più comoda la seconda). Possono chiuderci dentro i nostri stessi confini ergendo muri altissimi con la nostra complicità (spesso ignara).
    Oggi più che mai, ben vengano i Raffaele Tovazzi e tutti i filosofi esecutivi del mondo (che magari non sanno nemmeno di esserlo). Oggi più che mai abbiamo bisogno di ritrovare la gioia della diversità, la crescita che è nella diversità, la curiosità, la sperimentazione, la bellezza di addentrarci in percorsi considerati “insoliti” , il piacere di scoprire se stessi e l’orgoglio di esserlo insieme al piacere di confrontarci con i nostri simili dissimili. Imparare a non dare mai niente per scontato, imparare a non prendere per oro colato le parole e i pensieri di chiunque…
    E’ proprio di oggi la notizia che c’è luce anche nel buio profondo (o meglio, io l’ho appresa oggi). E’ una scoperta scientifica che può stravolgere tutta una serie di teorie sull’Universo…. ecco, senza pensiero critico, non ci sarebbe nemmeno più granché da scoprire…
    Grazie per questo tuo continuo impegno!! “Parole e idee possono cambiare il mondo”!

    Stefania

    • |

      Cara Stefania,
      grazie del tuo contributo e vorrei soffermarmi su un passaggio: “oggi più che mai, ben vengano i Raffaele Tovazzi e tutti i filosofi esecutivi del mondo (che magari non sanno nemmeno di esserlo)”. Questo il punto, i Filosofo Esecutivi sono coloro che riflettono sul contenuto di questo post e che ne commentano il contenuto, non rinunciando ad esprimere le proprie idee. Il nostro compito è far crollare certezze, solo questo, sapendo che poi l’essere umano privato del superfluo si guarderà allo specchio e scoprirà l’infinito di cui si è privato.
      Grazie.

      • Stefania F.
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        Grazie!

        SF

  29. Luca
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    Mi piacerebbe davvero tanto vedere un mondo privo della schiavitú del denaro, ma allo stesso tempo ho paura che la peggior debolezza dell’uomo possa in qualche modo rovinare anche quel mondo. Parlo della corruzione. Perché il denaro in sé non é il vero problema a mio avviso. É l’uso che se ne fa. Un sistema basato sul denaro ma popolato da persone oneste potrebbe anche funzionare, parimenti (a forza di leggerti ormai uso questo termine) un mondo senza denaro, mosso da persone corrotte e assetate di potere potrebbe essere un inferno forse peggio di quello attuale. Ma come si fa allora a creare un nuovo mondo fatto di persone umili, oneste e leali?

    • |

      Grazie del tuo commento Luca,
      il presupposto per la creazione è la distruzione.
      Che cosa sacrificare sull’altare del cambiamento?

      • Luca
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        Potremmo iniziare per esempio sacrificando la nostra classe politica…

  30. Elisabetta
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    Semplicemente complimenti!!!!! per quello che scrivete, il blog, per il movimento, per il pensiero sviluppato, per avere il tempo in questa società a fermarvi a riflettere, a pensare e condividere le vostre idee! Grazie per ESSERE e non solo esserci…

    • |

      Grazie Elisabetta,
      mi fa piacere la tua testimonianza del valore creato.
      Chi ha aderito a questo movimento non l’ha fatto per alcun interesse se non il sincero desiderio di condividere momenti di riflessione. In questo la nostra forza.
      Grazie del tuo commento e le tue parole, per quanto mi riguarda dopo 20 ore consecutive di lavoro sono benzina che mi spinge a dare ancora di più.

  31. ASSUNTA
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    Buonasera Raffaele,
    innanzitutto complimenti per l’articolo, bellissimo!! Ovviamente non mancheró di seguire gli sviluppi del blog :-).
    Per me la schiavitú moderna é rappresentata dall’idea che abbiamo di lavoro. Normalmente vieni pagato per non pensare, e se pensi, o meglio pensi fuori dagli schemi, non va bene, non ti adegui, sei pericoloso… Il lavoro dovrebbe rappresentare il ns. contributo originale a favore di chi ci paga, ed in genere alla collettivitá. In fondo é l’interpretazione che ho sempre dato dell’art. 1 della ns. costituzione “la repubblica é fondata sul lavoro”, cioé su quello che un cittadino puó dare in termini di contributo, non per quello che ha o il nome che porta. Assurda anche l’idea che sei (normalmente) pagato in base alle ore, non in base a risultati.
    Ció mi é ancora piú evidente da quando sono all’estero… se penso a cosa mi é rimasto degli ultimi anni di esperienza lavorativa in Italia in termini di conoscenza, direi niente… solo l’uniformarsi a processi e modi di svolgere il lavoro, nessun pensiero creativo.. e pensare che sono un professionista, dovrei essere anche io pagata per pensare…
    Rimedi: cominciare a pensare creativo, mettendo in dubbio qualsiasi cosa che ci appare scontata.. Essere imprenditori di noi stessi, decidendo liberamente come impiegare ogni minuto della ns. giornata, senza delegare questa responsabilitá ad altri.

    • |

      Grazie Assunta, posso chiederti per curiosità da che Paese ci scrivi?
      “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, e tu sottolinei l’aspetto del lavoro che personalmente condivido.
      Permettimi di sottolineare un altro che magari dall’estero di risulta ancora più evidente: guardando all’Italia, dove la vedi tu una Repubblica? Quali aspetti del nostro governo non eletto trovi “democratici” e, soprattutto, dove risiede la sovranità del popolo?
      Grazie ancora del tuo contributo, avere una Filosofia Esecutiva di chi vive all’estero costituisce una meravigliosa opportunità di apprendimento per chi legge.

      • ASSUNTA
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        Scrivo da Monaco di Baviera. Sono una giovane commercialista delusa 🙂
        Guardare l’Italia, e purtroppo anche gli Italiani, da qui é aberrante.. Di democratico non c’é piú niente. Ma non vedo una responsabilitá dall’alto, la colpa é di tutti noi… Siamo diventati pecore che seguono un gregge, abbiamo perso la capacitá di esprimere un pensiero che possa dirsi completamente nostro, abbiamo perso la capacitá di scandalizzarci per cose che veramente contano… Chi governa normalmente lo scegliamo noi, e anche se cosi magari non é, ci va bene lo stesso. In definitiva, assolutamente soggiogati, e non sappiamo neanche da chi. In un Paese normale ora ci dovrebbe essere una rivoluzione, non un continuo e fastidioso lamentio…

  32. Natascia
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    Ciao Raffaele,

    come prima risposta “visiva” alla tua domanda mi si è presentata davanti l’immagine della Casa Bianca, forse in assonanza alla data della nascita di questo splendido “Movimento”. E’ un esempio forte (e non il solo) di come siamo strumentalizzati e controllati oramai da tempo, proponendoci quotidianamente falsi miti sociali attraverso pubblicità e tecnologia pilotate, e la paura che ci viene costantemente instillata del diverso.
    Temiamo la nostra stessa ombra a volte, fin da piccoli ci insegnano ad andare a scuola vestiti tutti uguali, a disperdere le nostre energie nel provare a fare parte della massa e sentirsi inadeguati se pensiamo diversamente, perdendo lentamente la capacitò di ascoltarci.
    Lo smartphone è diventato un appendice insostituibile, un diario moderno dove scrivere ogni parola con sigle incomprensibili e confidare al mondo esterno tutte le nostre paure, mentre il dialogo in famiglia è sempre meno presente e viene soppiantato dall’alternarsi di silenzi e grida.
    La tecnologia, attraverso internet e tv, è sicuramente uno strumento utile. La difficoltà e la “fatica”, almeno per me, sta nel filtrare ogni giorno tutte le informazioni che ci vengono date (o celate) per farsi una idea personale, continuando a sognare ed usare la creatività insita in ognuno di noi, seppure in maniera diversa.
    Qualche giorno fa ho provato grande amarezza quando sono entrata alla biblioteca comunale della mia città e ho chiesto alcuni titoli di letteratura e di filosofia, ovviamente non presenti e non conosciuti. La segretaria non sapeva neanche come si scrivesse: “De l’Infinito”.
    Confido nel fatto che molte menti si stanno risvegliando, sempre più persone ricercano una propria individualità e un colloquio con se stessi e con la propria spiritualità, insieme ad un amore più forte e più sincero verso la Terra di cui siamo ospiti e che deturpiamo senza riguardo.
    Molte civiltà precedenti la nostra sono arrivate al loro massimo potere e sono “implose” o scomparse, per poi riemergerne altre nuove e diverse.
    Anche una singola idea, un piccolo dubbio, possono fare la differenza; e oserei dire …la stanno facendo.
    “Matrix” e “Orwell 1984” possono diventare solo brutti sogni!
    Grazie per la Conoscenza che condividi Raffaele!

    • |

      Ciao Natascia,
      ti ringrazio per aver condiviso la tua Filosofia Esecutiva con uno strutturato pensiero carico di consapevolezza.
      Non so davvero se Orwell sia stato un profeta o un modello per coloro che hanno creato questo schifo di mondo.
      So però che nostra è la responsabilità di cambiarlo, visto che i segnali di appiattimento linguistico si respirano già nelle biblioteche, come da te testimoniato.
      E’ giusto il momento di fare.
      Grazie.

  33. Beatrice
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    Spettacolare Raffaele questa creazione
    La condivisione dello spirito critico arricchisce ognuno di noi

    Sai che sono di poche parole e con poche parole esprimero’ il mio pensiero
    Schiavitu’, schemi, ingabbiare la mente delle persone con paura, con la violenza, con la paura, bloccare lo spirito significa avere … delle marionette

    Noi siamo qui a fare la differenza
    A cambiare
    Ogni cambiamento, anche solo di un grado, sarà un grande risultato per i nostri figli

    ♡♡

    • |

      Spettacolari sono le tue creazioni Beatrice e la tua Filosofia Esecutiva.
      Noi siamo qui per fare la differenza, con parole e con silenzi consapevoli, purché rivolti ad una azione che se non per noi stessi dobbiamo dedicare alle generazioni che verranno, e a cui dovremo rendere conto, presto.

  34. Ilenia
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    Caro Raffaele,
    Ringrazio te ed il tuo eccellente team, che ho avuto l’onore di incontrare e conoscere in parte, per questo supremo lavoro. E la prima pubblicazione dell’articolo sul BLOG FilosofiaEsecutiva ne é di concreto esempio.
    Un articolo profondo e ricco, ricchissimo di spunti di riflessioni e continui rimandi alla ricerca infinita di conoscenza. Un articolo che ho letto, riletto e che ri-eleggerò altre infinite volte per sforzarmi di avvicinarmi quanto più possibile a quella azione che produce i risultati concreti di cui parli. Per me innanzitutto, per i miei amati figli che meritano la non-obbedienza, per i miei pari e per il sistema di cui ci hai chiaramente illustrato in qualità di coach.
    Nell’articolo ci inviti ad indicare quale simbolo del nostro tempo rappresenti alla perfezione la schiavitù contemporanea. Per me il simbolo di schiavitù é ben rappresentato dall’orologio. Le lancette ticchettano inesorabili in avanti, sempre più veloci, sempre più tremende, come piccoli e affilati bisturi che vanno a scarnificare la tua mattinata, la tua giornata, la settimana, l’anno, il futuro…. Sempre proiettate in avanti. Mai che possano arrestarsi (tragedia!) per retrocedere e riaccompagnarci all’origine. Una convenzione malefica che ci fa perdere di vista le nostre infinite e immense potenzialità. Che ci costringe e ci tiene con il fiato sospeso, sempre di corsa, sempre in orario, sempre, sempre, sempre più lontano dal nostro personale tempo in cui passato, presente e futuro possono co-esistere, accedendo ad una dimensione altra. L’orologio ticchetta inesorabile e inesorabilmente avvelena la nostra esistenza.
    Grazie per l’opportunità.

    • |

      Cara Ilenia,
      che grande gioia leggerti.
      Grazie per le tue dolci parole, io ed il mio team te ne siamo grati.
      Bella l’immagine della nostra schiavitù, con l’orologio che rappresenta la nostra incapacità del godimento estetico che vive di attimi, come l’arte, la musica e tutta l’estetica che mal si adatta ai vincoli della attuale società anestetizzata da quel bisturi che portiamo addosso come oggetto di vanto e culto.
      Grazie per aver condiviso la tua profonda Filosofia Esecutiva, ci hai donato un istante di sublime riflessione.

  35. Andrea Armando Bisso
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    Caro Maestro, hai posato la prima pietra di una formidabile opera.
    Io ti propongo 2 simboli, uno sociale ed uno un po’ più intimo.
    Il primo simbolo è rappresentato dal NAZIONALISMO, ovvero l’idea che questa terra sia divisa: questo è forse uno dei più antichi simboli di schiavitù, poiché per dare terra al mio nazionalismo devo toglierla, inevitabilmente, ad un altro. I nazionalismi hanno portato, quasi fossero nel Vaso di Pandora, ogni male ed ancora oggi ne portano (Orban Docet).
    L’altro simbolo è la nostra immagine allo specchio: siamo noi, UOMINI, il vero simbolo della schiavitù. Ogni altro simbolo deriva dal noi, dietro ad ogni schiavo c’è uno schiavista. E’ l’uomo, nella sua meravigliosa complessità, ad essere ALPHA e OMEGA. TI ABBRACCIO FRATERNAMENTE

    • |

      Grazie per il tuo commento Andrea, la tua Filosofia Esecutiva arricchisce il pensiero dei nostri lettori.
      L’uomo, fonte e foce della sua stessa schiavitù. Liberarsi dalle catene corrisponde a liberarsi della nostra stessa natura? E quando l’uomo smette di essere uomo che cosa diventa?
      Ricambio l’abbraccio.

  36. maurizio
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    Dobbiamo indicare un qualcosa di fisico, tangibile, giusto?
    Ho due cose in mente, probabilmente già dette nei commenti precedenti: il denaro (la banconota, e il dettaglio del tuo banner richiama inequivocabilmente a quello, anche se volendo quel particolare che hai scelto – immagino non a caso – porta alla mente altre cose che mi danno i brividi, leggasi massoneria, nwo, lobby, etc), e come secondo “oggetto” la TV.
    Scelgo quest’ultimo, perché se è pur vero che il primo è un mezzo per comprare cose, il secondo è un mezzo per comprare le menti.
    Ci vendono cibo precotto per la mente, passivamente lo compriamo a prezzi modici, e ce ne nutriamo, avvelenandoci quotidianamente.
    Da quando vivo da solo ho scelto di non avere la TV in casa, vengo visto come un alieno anche dai miei genitori, ma mai scelta fu più azzeccata.
    Ho sempre avuto paura di chi mi dice “ma dai, io la lascio accesa, anche a volume basso, MI TIENE COMPAGNIA”..
    Ecco, so di sicuro che io così non voglio diventare.
    Ci ho preso una laurea in comunicazione, e grazie a quella la prima cosa dalla quale ho preso le distanze è stata proprio la TV, con i suoi schemi di controllo. #filosofiaesecutiva

    PS: ti ho conosciuto per i video sulla PNL, ora ti leggo qui. Cazzo quanto ti stimo. Bravo, bravo, bravo. Rompi i coglioni con idee scomode, fallo sempre, è dal 1999 che non mi levo dalla testa pillola rossa pillola blu di Matrix, tu sai che intendo no?

    • |

      Grazie Maurizio per aver condiviso la tua Filosofia Esecutiva e per le belle parole spese sul mio conto.
      Spero di leggere ancora il tuo pensiero su queste pagine!
      Matrix film epico, degna esegesi cinematografica del Mito della Caverna di Platone.

  37. |

    Sono felice del tuo ritorno Raffaele, perché con la tua eccelsa competenza spirituale illuminerai il web e aiuterai molte persone.
    Alla tua domanda rispondo il Tempo.
    Poi aggiungi di non rispondere in modo astratto o concettuale, ma di essere concreti, fisici.
    E io ti rispondo il Tempo inteso come luogo e spazio personale dove svolgere la propria vita al meglio e non la Matrix che conosciamo.
    E il sistema, che ben lo sa, fa di tutto per rubarcelo, inventandosi tutto ciò che è stato abbondantemente descritto nelle numerose risposte di amici (cari amici … vi ho riconosciuto e vi saluto calorosamente. La potente esperienza che abbiamo vissuto con Raffaele ci legherà per sempre).
    E quindi lo smartphone e FB, l’ufficio e le 8 ore, ecc. a cosa servono se non sono utili ad uniformarci e a farci “credere che se tutti fanno così, significa che allora è giusto”.
    Non sono del tutto convinto anche di questo, perché abbiamo la possibilità di scegliere: di cambiare canale o addirittura di non accendere il televisore, di toglierci da FB.
    Nel film Time di Andrew Niccol, il denaro come valore assoluto ha terminato la sua egemonia in virtù del tempo, unico e inestimabile bene di cui gli esseri umani possono disporre. Il tempo è denaro? Molto di più, in Time il tempo è vita.
    Quindi rimango dell’opinione che il vero cavillo da risolvere è la questione del tempo. Una possibilità sta nell’invertire il paradigma “lavoro 300 giorni all’anno per 65 di vacanza” (qualcuno di + qualcuno di -), e la soluzione è la libertà finanziaria. Essere in grado di vivere in piena libertà il tuo tempo (non significa necessariamente essere milionari, a meno che tu voglia case lussuose, yatch e automobili da sogno) … senza l’obbligo di lavorare, pagare il mutuo, le tasse ecc. … e viverlo al meglio.
    Rispetto al tempo che è raro e da considerare come la tigre siberiana, il mio primo passo è di vivere a lungo e di non accettare l’assunto/idiozia che ancora una volta la Matrix ci dice: la tua vita termina a 82 anni se sei hai la sfiga di essere uomo e a 86 per le donne (dati istat). Nutriti bene, allenati, riposati e non ti stressare … e non assumere mai e poi mai farmaci … Vivi così una vita e poi vediamo se finisce a 82 anni. Quindi (non) mi sento un po’ come Thomas Edison che disse.” mi ci vuole molto a creare idee, ma ho poco tempo. Mi aspetto di vivere solo un centinaio di anni”…
    Si vede che non era del tutto convinto vista l’età della sua morte (61).
    Sempre Edison rispetto al tempo ha anche aggiunto: ”Il tempo è l’unico, vero capitale che un essere umano ha, e l’unico che non può permettersi di perdere.”
    Liberiamoci dal vincolo del tempo per diventare osservatori della realtà. Penso sia l’unica possibilità per “scardinare” (dopo “distruggere” di Raffa e “demolire” di Lorenzo) il sistema. Il sistema è troppo potente per lasciarsi distruggere. Guardare dall’esterno per osservare dove e come va il flusso … E come Matrix (il film) ci insegna il compito di ognuno di noi è quello di offrire a pochi la pillola rossa e portarli a vedere quant’è profonda la tana del bianconiglio.
    La guerra è già incominciata e come tutte le guerre che si combattono seriamente, il pegno da pagare sarà altissimo. E in un sistema che ci dice di essere i primi, dobbiamo incominciare a scegliere di divenire Unici.
    Così come lo sei tu Raffaele

    Grazie

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      Grande Moreno!
      Proust diceva che il tempo perduto della vita è quel tempo che abbiamo vissuto e nonostante ciò non riusciamo a ricordare.
      Quanto del tempo vissuto – nel rincorrere il tempo ed allungare il nostro tempo – ricorderemo alla fine del nostro cammino? Un grande mistero che vale la pena scoprire avendo vissuto questo dono da quei capolavori unici quali siamo.
      C’è una guerra da combattere, come giustamente dici, e dobbiamo avere corpi allenati e menti lucide.
      Questo progetto si occupa del secondo aspetto! 🙂
      Ti abbraccio forte, ti ringrazio delle belle parole sul mio conto e spero di rivederti presto,
      Raffaele

  38. Daniele Landi
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    Non mi astengo, ma ci entro dentro interamente.
    Ci sono tanti simboli che potrebbero essere rappresentanti della moderna schiavitù, uno di essi è il cattivo significato che si attribuisce allo strumento denaro, eretto a dio.
    In quanto oggetto inanimato, gli si attribuisce un valore, il più delle volte una speranza, addirittura assume i connotati temporali come “futuro”.
    Non si discosta molto dall’idolatria, al pari delle statue, anche esse inanimate, hanno un valore relativo, una speranza e un futuro.

    • |

      Bravo Daniele, eccellente contributo.
      Tu pensa che recenti studi dimostrano che la parola “futuro” produce universalmente delle reazioni neurologiche positive o neutrali in chi la ascolta. Ed è singolare incrociare questa caratteristica con l’incapacità dei più di immaginare un futuro, spesso per via delle preoccupazioni presenti legate al denaro, che idolatrano e caricano di ogni sorta di emozioni.
      E tu Daniele, come te lo immagini il futuro, tra dieci anni?

      • Daniele Landi
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        Raffaele , ho vari modi di concepire il futuro.
        Posso immaginare un uomo davanti ad un bivio , che è il presente , qualsiasi scelta porta al futuro.
        La prima è quella di intraprendere una strada che ha un percorso illusorio, sterile e priva di cambiamento, la seconda è quella che porta verso una meta incontaminata, pura e candida, tuttavia la più ostica da percorrere, difficile perchè porta a combattere le resistenze del pensiero prevalente .
        Tuttavia abbiamo il compito di infettare di conoscenza (azione) chi ci circonda , “stressare” le menti appiattite , come tu dici, distruggere, anime sedate o ancor peggio anestetizzate.
        Il futuro è una scelta , può essere la parte migliore della nostra esistenza.

  39. christian
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    Il simbolo della schiavitù è l’uomo nel suo voler apparire a tutti i costi uniformato al resto delle persone. Si è persa l’originalità che ci rende diversi gli uni dagli altri.
    Ci vogliono così, tutti uguali, proprio come lo sono gli schiavi.
    Come fare per uscirne? Acquisire maggiore consapevolezza di se e di chi ci sta intorno.
    Ciao Raffaele, grazie di tutto.

    • |

      E quanto del suo voler apparire uniformato ti sembra frutto di una sua decisione e quanto di un disegno che vede nell’unicità una minaccia?
      Il “conosci te stesso” rappresenta la sfida di una vita, perché è più facile conoscere la superficialità che gli altri mostrano adeguando noi stessi con le maschere che ogni giorno indossiamo.
      Grazie della tua Filosofia Esecutiva.

  40. Marco
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    Il campanile.
    Simbolo del dogma, delle catene più forti, ovvero quelle che imprigionano mente e spirito.
    Un suono che riempie il paesaggio come per scandire un concetto: non agire come vuoi, ma come ti è stato insegnato.
    Tremendo..

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      E dei moderni campanili a forma di grattacieli che ne pensi? Dominano dall’alto le menti e i cuori di coloro che abitano nelle grandi città e ricordano vagamente Babele, nel tentativo dell’uomo di “andare contro natura”: tutto converge verso il centro, l’uomo verso l’alto.

  41. Emanuele
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    A mio avviso la “nevrosi sociale” rappresentata da facebook,contesto in cui mai come prima la macchina del “bisogno d’approvazione” è stata messa in moto, specialmente per i più giovani…ad esempio è riprovevole vedere queste ragazzine che, pur di accaparrarsi qualche MI PIACE (ormai indicatore di popolarità), svendono pubblicamente il loro corpo,cercando di rispecchiare quanto più possibile quel modello culturale di donna imposto da Tv e mass media.

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      “Bisogno di approvazione”… vero.
      E che cosa accadrebbe se i socials diventassero un polo di “affermazione”?
      Il web risuonerebbe di individualità, magari in contrasto con quelle che il Sistema di Pensiero Pravalente vorrebbe imporre.
      Come te lo immagini un mondo così?

      • Emanuele
        |

        Lo immagino come un mondo “creativo”, avulso dal conformismo, e in cui la necessità della stima altrui viene soverchiata da una sincera fiducia in se stessi.

  42. Alessandro
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    il simbolo della schiavitù contemporanea per me è la nostra classe dirigente, che sfrutta senza ritegno noi cittadini e si arricchisce alle nostre spalle! Viviamo in un mondo in cui la corruzione e l’egoismo la fanno da padrone e a mio avviso la politica oggi è l’emblema di questi due fattori devastanti.

    • |

      Grazie Alessandro, permettimi una provocazione filosofica.
      Facciamo finta che l’intera classe dirigente venisse commissariata, anzi meglio, eliminata.
      Di punto in bianco il nostro Paese si trova orfano di una guida, come immagini il “governo ideale”?

      • Alessandro
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        Il problema a mio avviso non risiede nella forma di governo in sè, il male delle nostre istituzioni, ma non solo, è a monte. Basta guardarsi intorno, a regnare sono l’egoismo e il menefreghismo e non mi riferisco solo ai politici. Il governo ideale dovrebbe essere composto da persone realmente interessate al bene della comunità, che si interessino davvero dei problemi dei cittadini, che li facciano propri e che provino a immedesimarsi in certe situazioni, in quanto una cosa non la capisci fino in fondo finché non ci sei dentro fino al collo! È la forma mentis di oggi che credo sia sbagliata, siamo pedine in balia di un gioco perverso in cui il nostro ruolo è solo quello di produrre e accumulare ricchezze materiali nei modi più disonesti possibili. Ci stiamo auto distruggendo ma facciamo finta di nulla perché ci sta bene vivere nel nostro angolo di benessere, la realtà è che il mondo potrebbe anche andare a rotoli purché il nostro angolo non venga intaccato.. Peccato però che i più sono ignari che il mondo, la società e tutto il resto è collegato indissolubilmente e nuocendo agli altri nuoceremo inevitabilmente a noi stessi. Sono consapevole di aver dilagato molto ma per me tutto deriva dalla mancanza di valori di che c’è in giro (Ovviamente non parlo dell’ umanità in toto ma di una buona parte di essa). Basterebbe convertire i nostri obiettivi da: fare soldi, con: fare qualcosa di utile e concreto. “Ora più che mai è necessaria una rivoluzione Morale e il principale elemento catalizzatore di questa evoluzione sarà rappresentato dalla progressiva percezione da parte delle masse dell’abisso dal quale andranno lentamente riemergendo” Daisaku Ikeda.

  43. davide
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    Innanzitutto posso solo provare ‘godimento’ che nel giorno del mio quarantesimo compleanno nasca questo tuo nuovo e r’evoluzionario progetto. Questo lo interpreto come un regalo perfetto ma lo è soprattutto per tutta l’umanità, specie per coloro che ne sapranno cogliere lo spessore e la profondità contribuendo quindi alla crescita di un Movimento destinato a creare un vortice di idee dirompenti, distruttive e innovative.
    Quindi seppur in ritardo gli auguri li faccio io a te e a questo Movimento che nascendo nel magico 11 settembre non può non includermi tra i suoi seguaci. Avanti tutta!!!
    Ah…la risposta alla domanda? Oggi, per me, il palazzo nel quale lavoro. Amo il mio lavoro ma devo fare il passo fuori dall’ “azienda di confort!!”

    • |

      Grande Davide!
      In effetti, tu mi sei testimone, avevo annunciato la nascita di qualcosa, molto tempo fa. E io sono un tipo di parola. 🙂
      Tanti Tanti Auguri di Buon Compleanno, mi fa davvero piacere averti fatto questo (inconsapevole) regalo e mi auguro con tutto il cuore si avveri la profezia che hai fatto con la frase: “un Movimento destinato a creare un vortice di idee dirompenti, distruttive e innovative.” Noi ce la metteremo tutta.
      Anche a te, lancio una provocazione: che cosa accadrebbe se un lunedì mattina, andando al lavoro, non trovassi più “il palazzo nel quale lavori”? Come immagini il tuo luogo di lavoro ideale?
      Ti ringrazio ancora e rinnovo gli auguri per un Meraviglioso Quarantesimo!

      • davide
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        Ehehe ricordo perfettamente il momento nel quale mi anticipasti parte di questa tua Visione e lo ho immediatamente richiamato a memoria leggendo questo tuo primo articolo.
        Riguardo la provocazione…beh…anche questa mia vision è abbastanza chiara: …Sono a Valencia e continuo a fare ciò in cui credo in modalità “consulente”, esecutivo naturalmente!
        (E sarà interessante esplorare sinergie tra la filosofia esecutiva e la cultura alla ‘nuova’ sicurezza)

  44. lucilla
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    che bel blog Raf ! quasi imbarazzante ……penso di non essere all’altezza di commentare ma voglio farlo …il simbolo della schiavitù contemporanea che mi viene in mente su due piedi oltre il cellulare e la scuola così come oggi strutturata ed elencato da altri sopra è il posto fisso …..sembra che se non hai un posto fisso sei uno sfigato …..e se osi cambiare un lavoro ritenuto ” buono” per qualcosa di diverso ( magari meno retribuito ma che ti rende felice ) sei ritenuto un inguaribile romantico che vive tra le nuvole e fuori dalla realtà. Io una realtà che non vuole vedermi felice e pensante non voglio accettarla come mia !

    • |

      Cara Lucilla, tu pensi di non essere all’altezza e pensa che invece con il tuo commento mi hai ispirato il bellissimo articolo che ho scritto e che domani pubblicherò su questo blog.
      Non smettere mai di credere in te stessa, nelle tue idee e soprattutto non smettere mai di condividere attraverso il tuo linguaggio la tua Filosofia Esecutiva.
      Grazie di cuore.

  45. |

    ciao caro Raffaele, auguri per questo tuo nuovo progetto, che trovo estremamente interessante e utile. Volendo soddisfare la tua richiesta rispondero’ in maniera precisa. Leggendo l’articolo il mio primo e sicuro pensiero di simbolo della schiavitu’ e’ andato alla moneta, che oggi in quasi tutti gli Stati al mondo e’ strutturata come moneta-debito e rende noi che ne siamo detentori schiavi di chi ce la presta. Leggendo avanti i commenti mi sono via reso conto che anche la forma odierna della moneta, seppur valida come simbolo, e’ essa stessa una conseguenza dell’uomo odierno, che la accetta. Quindi risalendo alla fonte sono costretto ad ampliare il concetto e portare anche qualcosa di astratto e concettuale: per me l’origine della schiavitu’ e’ la formazione culturale, la moneta ne e’ il simbolo.

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      Grande contributo Giovanni, mi piace la tua Filosofia Esecutiva e ti ringrazio per averla condivisa su queste pagine!
      Lancio anche a te la “provocazione filosofica”: che cosa accadrebbe se ad uno schiocco di dita venisse meno il simbolo della moneta?

  46. Claudio
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    Complimenti Raffaele e in bocca al lupo per il progetto che mira a sviluppa un pensiero critico nelle persone. Che non si limitino ad accettare le “regole” della nostra società come immutabili e come gli unici possibili. Ho capito bene?

    Ce ne sarebbero tanti di forme di schiavitù contemporanea..
    Una che mi viene in mente è che spesso molti danno x assunto che più lavori/più studi più avrai risultati.. io lo cambiarei con se lavori e studi INTELLIGENTEMENTE avrai risultati.

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      Grazie Claudio, l’intento è proprio quello che ha indicato tu: sviluppare un pensiero critico quale strumento di esplorazione e crescita della propria individualità.
      “Più lavori e più studi e più avrai risultati”, anche a me l’hanno detta! Peccato che i mittenti di tale affermazione non avessero prodotto risultati molto significativi nella vita e nel lavoro, tali da ergersi al ruolo di maestro.
      Mi piace la tua interpretazione ed aggiungo la mia: più studi e più rifletti su come mettere in pratica e creare valore con quello che conosci, più otterrai risultati.

  47. Mrk
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    A me la parola schiavitù rimanda alla parola paura. Paura di essere soli ( smartphone sempre connesso, Tv sempre accesa), paura della crisi, di perdere il lavoro, di non avere abbastanza denaro ( zitto, abbassa la testa e cammina senza protestare che potrebbe andarti peggio, niente “grilli per la testa”) , paura del giudizio ( il modello scolastico che si replica nel corso della vita) o del l’isolamento ( omologazione al gruppo/ branco). Paura dell’altro, del terrorismo, delle invasioni… Credo che la diffusione di queste paure con lo scopo di mantenere le persone soggiogate in uno stato di schiavitù passi anche per i mezzi di informazione, che decisamente non sono rappresentati unicamente dalla televisione.
    E tu mi domanderai: ok, e se con uno schiocco di dita eliminassimo i mezzi di informazione? Come sarebbe il mondo ? Beh, credo che il Web sia difficile da eliminare con uno schiocco di dita ed è un ambiente che per sua natura può contenere idee “non allineate” ( almeno per ora…) . Tutto poi dipende da quanto si è in grado di discernere usando i neuroni in dotazione. Mi domando anche se oggi sia ancora possibile individuare un unico simbolo della schiavitù, un palazzo, una Bastiglia da conquistare e da abbattere, o se nel frattempo la matassa si sia ingarbugliata proteggendosi con falsi bersagli. E anche gli strumenti e i mezzi di identificazione e controllo del pensiero divergente sono oggi ben più sottili e insidiosi.

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      Senza volerlo hai anticipato parte dell’articolo che leggerai domani, in cui si parla della paura come strumento di controllo.
      Aggiungo che la paura è un segnale che se ascoltato può offrirci informazioni su ciò che accade dentro di noi e attorno a noi.
      Grazie per la tua Filosofia Esecutiva!

      • Mrk
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        Grazie a te, è un dono averti scoperto.
        La mia sveglia è puntata alle 5.00!!!

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          Alle 5.00 anche la mia, non si sa mai che qualcosa nell’automazione non funzioni! 🙂

  48. Giulio
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    Alessio è un bambino autistico che per un breve periodo è venuto ad uno dei miei corsi di disegno. La sua creatività ha distrutto il muro che ci separava, gli ho mostrato soltanto che poteva fidarsi di me, dandogli i mezzi per potersi esprimere liberamente. ..Durante questo processo si è instaurato un rapporto estremamente delicato, che però mi ha permesso di entrare un po’ nel suo mondo, così da potergli trasmettere parte della mia conoscenza e a sua volta lui mi ha trasmesso la sua. Credo che la fiducia sia alla base del processo creativo e che quest’ultimo permetta di distruggere ciò che non serve più per dar vita a qualcosa di nuovo e concreto.

    • giulio
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      La schiavitù contemporanea da cosa è rappresentata?…bella domanda. Chi o cosa mi obbliga a fare ciò che vuole contro la mia volontà? Direi “la moda” in ogni sua forma; l’illusione di sentirsi incluso nel sistema: se lo fanno gli altri allora è giusto, ma soprattutto chi sono io per essere diverso? Rischio di essere escluso e se vengo escluso cosa resta? Resta l’ignoto e l’ignoto spaventa le pecore.. senza la moda esisterebbero persone in grado di essere realmente obbiettive. Comunque voglio approfondire. Grazie per l’opportunità Raffaele

      • |

        Grazie per la meravigliosa storia che hai condiviso Giulio e grazie per la tua Filosofia Esecutiva.
        Anche a te la mia provocazione filosofica: come sarebbe un mondo senza moda?
        Riusciremmo con la scomparsa della stessa a favorire l’emergere dell’individualità?
        Come fare emergere la stessa individualità senza per forza eliminare il concetto di moda?

        • Giulio
          |

          In statistica la moda è il valore che compare di più, quindi se questo valore fosse l’individualità, potrebbe addirittura essere d’aiuto. Non è il concetto di moda ad essere il problema, ma le sue forme; però se degli individui danno il via allo sviluppo di un’onda (in senso statistico), al suo picco ci saranno molti individui.

          • Giulio
            |

            Potrebbe addirittura essere ancora più difficile far emergere l’individualità senza moda, come concetto e valore più frequente.

  49. Kikka
    |

    Raffaele, Simone, Atha,

    questo concetto della filosofia esecutiva mi accompagna da un po’…
    e questa estate è stata la mia colonna sonora (pensieroinazione, pensioeroinazione)

    Mi piace pensare che qulacosa qualcosa è morto… e qualcosa è nato.

    e il pensieroinazione passa anche dalla capire, dal chiedere, magari trovando quà e là qualche pezzetto del puzzle per poi trovarsi, all’improvviso con in testa o negli occhi una destinazione…

    Le tue parole, il tuo pensieroesecutivo siano la nuova Luce per gli Apprendisti che, a volte, girando intorno, cadano nella tana di Bianconiglio…
    perchè in fondo la schiavitù peggiore, a mio modesto parere, è anche la paura delle emozioni davanti all’infinito potenziale di Sè stessi…
    e a volte le emozioni tengono schiavi in abitudini e ruoli che ci hanno obbligati a vestire…

    La parola Gratitudine per il lavoro che state facendo (ho usato il verbo ‘fare’ nell’accezione di COSTRUIRE) è la pietra miliare su cui costruire il nuovo Tempio Interiore e… forse non solo.

    continua a risplendere e a farci pensare!

    grazie

    • |

      Ciao Kikka,
      grazie per aver condiviso la tua riflessione ed il tuo modo di interpretare Filosofia Esecutiva.
      L’essenza è proprio questa: pensiero in azione.
      Non basta sapere, diventa cruciale il fare, e l’esprimere magari con il proprio linguaggio in quella affermazione del se che appare sempre più castrata nel tempo in viviamo.
      Grazie del contributo, da parte non solo mia, ma di Marina, Simone, Athanasios e Manuele.

  50. |

    Io avverto come una schiavitù la possibilità di poter veramente possedere qualcosa. Nessuna nostalgia dei tempi andati, io non vedo l’ora di vivere nei tempi futuri. Siamo imbibiti di pubblicità di cose, e di come fare ad arrivare ad avere cose ed invece poi a conti fatti, in Italia certamente, il possedere qualcosa è diventato difficile e a volte inarrivabile. io sto provando a pensare che ciò che probabilmente è stato avviato come un processo a tavolino, ovvero privare le persone della certezza del possesso, possa essere alla fine un arma per distruggere “il sistema”. Quando non avremo più nulla, o avremo già tutto o ce lo andremo a prendere. Pur essendo questo pensiero confuso, vedo in questo la disfatta dello stesso, male.

    • |

      Solve et Coagula, mia cara Stefania, Solve et Coagula…
      E se avessimo bisogno di perdere ciò che vogliamo avere per poter essere ciò che vogliamo essere?

  51. Alessio
    |

    Buonasera Raffaele, dopo aver letto il tuo articolo mi sento in dovere di esporre la mia opinione su cosa rappresenta alla perfezione la schiavitù contemporanea. Per me una schiavitù contemporanea è l’assenza di input nelle nostre istuzioni, riassumendo in un concetto un po’ più concreto userei: i programmi formativi scolastici. Frequento un’istituto tecnico, sono al quinto anno, e come spesso capita durante un percorso formativo, ho cambiato una professoressa di italiano che oltre al programma scolastico ci dava degli input, che personamente mi hanno affascinavano ed incuriosito molto poichè sono riuscito a farmi delle idee su come “gira” il mondo su vari aspetti diversi. Questi input mi hanno portato ad una crescita personale. Adesso i professori preferiscono che gli studenti, una volta diplomati siano capaci di svolgere le attività che hanno imparato a scuola ma non si preoccupano di far crescere ed istruire le loro anime con idee personali ed uniche. Ti ringrazio molto per lo spazio che offri alle nostre opinioni e grazie ai professori che sanno ancora “formare” i ragazzi.

    • |

      Caro Alessio, quando leggo il commento di un ragazzo della tua età mi si riempie il cuore di gioia, perché se un giovane dedica del tempo a leggere un blog di Filosofia Esecutiva e ad elaborare un pensiero critico e strutturato come quello che hai condiviso, allora non c’è proprio motivo di temere nulla per il futuro, perché ci saranno giovani come te che questo mondo lo prenderanno in mano e ne faranno davvero un luogo più bello e degno di essere abitato.
      Grazie!
      Raffaele

  52. Lidia
    |

    Ciao Raffaele, sono come sempre felice di leggerti! Le domande semplici sono, a volte, quelle a cui è più difficile rispondere! Potrei trovare mille simboli della schiavitù contemporanea, la sfida è sceglierne uno solo. La mia scelta ricade sul “like” di Facebook. Ovviamente non per il povero like in se ma per quello che, a mio parere, rappresenta: il bisogno di essere apprezzati e riconosciuti a tutti i costi, misurando il nostro valore attraverso il “numero di like” e adattando le nostre scelte a ciò che la società ritiene giusto o sbagliato! Mi comporto così, perché una brava persona fa così, se faccio, dico, scrivo questo penseranno che… Penso a quante volte mettiamo le catene alla nostra personalità, non esprimiamo i nostri sentimenti, per paura di non essere accettati, di non ricevere il nostro like! Spero di essere riuscita a spiegare almeno in parte il mio pensiero… Non vorrei perdermi un like, ma soprattutto spero di riuscire a pubblicarlo! Baci e grazie per questo sito!

    • |

      Ciao Lidia, adoro la tua risposta: provocatoria come piace a me!!!
      E ti posso lanciare una provocazione/domanda: come mai Facebook ha scelto di non mettere l’opzione “non mi piace” tra le opzioni a disposizione?
      E’ forse in linea con quel processo di “alimentazione della buona e falsa apparenza” quale i socials sembrano essere?

  53. |

    …sono le 02.40 di questa notte insonne piena di pensieri lavorativi e sul cosa “fare”.. ed ad un certo punto mi assale il pensiero del tuo invito a leggere il tuo ultimo articolo….. ebbene letto….ora il sonno mi è passato del tutto! bè tanta roba direi.. se questo è l’inizio dell'”avventura” AVANTI TUTTA!! sono naturalmente a questo punto curiosissimo non che assetato di leggere il tuo ultimo libro.. penso che sarà per me una bella masturbazione mentale…non che fonte di ispirazione.
    Ti lascio con questa citazione che mi auguro ti possa piacere, in quanto sono convinto che presto o tardi tu veramente sarai fonte di dibattiti grandiosi a livello globale._ Molti “imperi” sono esistiti o esistono nel mondo; ma si è sempre trattato o di un conglomerato di genti tenute avvinte da una dinastia guerriera o da un popolo conquistatore, oppure di imperi coloniali appartenenti a un unico Stato di civiltà assai superiore. Per una ragione o per l’altra questi imperi o si sono sfasciati subito dopo la morte del loro fondatore, oppure, se sono durati a lungo, non hanno saputo superare l’abisso che esisteva tra dominati e dominatori. _Quindi l’augurio caro amico mio che possa farti è che il tuo “impero” possa continuare in eterno e che il tuo pensiero sia fonte continua per il futuro dell'”uomo libero” e che non soccomba mai.
    Un abbraccio.

    • |

      Il Grande Vincenzo?! Quale onore!!!
      Ti ringrazio della considerazione che hai sempre riposto nei miei riguardi e della splendida (e motivante) citazione che hai condiviso!
      Caro amico mio, il vero augurio è quello di continuare ad avere accanto individui splendidi come te, mai stanchi di combattere, costruire e immaginare “nuovi imperi” di conquistare.
      Un abbraccio a te, che “onore e gloria” ti accompagnino, SEMPER! 😉

  54. |

    Il simbolo della schiavitù moderna è per me la frase “il lavoro nobilita l’uomo”. Contorna, nella maniera di un sigillo, la serie di elementi che oggi impediscono la vera libertà. Un percorso in cui ognuno è portato a vivere nel sistema, e nella società, alla maniera di chi quel sistema l’ha studiato, ma che lo governa dall’esterno controllandolo e facendo credere che sia l’unico possibile. Un percorso fatto di nascita nella Matrice, educazione nella Matrice e contributo involontario alla Matrice. Con la beffa di essere portati a credere che questo sia la nobilitazione del vivere umano e dell’animo umano, un ormai incredulo teatrino che traballa al primo soffio di vento.
    Grazie Raffaele e tutta la squadra per questo fantastico e impegnativo progetto.

    • |

      Grande Giovanni, tu sei l’esempio di nobiltà che hai costruito con la realizzazione di un sogno!

  55. Angela De Gaspari
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    Se hai un’idea, rendila reale e tangibile agendo subito. Fallo ora! Live your dream now!

  56. Angela
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    DOMANDA
    Nel momento in cui, durante la frequentazione di un corso ( qualsiasi sia l’argomento trattato ), ti accorgi in itinere che la qualità di insegnamento non corrisponde ai livelli di eccellenza da te intesi:
    1- Assecondi la tua necessità di ricercare modelli da emulare migliori e per te più stimolanti, sapendo che è questa la condicio sinequanon che ti permette di ex-ducere il meglio da te stesso, e ti rivolgi altrove ( nonostante ciò significhi non aver portato a termine un progetto iniziato ) ?
    2- Oppure resisti nell’ambiente, poco costruttivo per te, pur di rispettare, per senso del dovere, l’impegno preso?

    • |

      Domanda troppo generica e personale, mancano informazioni determinanti per ambire ad una risposta sensata.
      Posso solo dirti che anche dalla mediocrità si può imparare, specie se ricerchi l’eccellenza dove non riesci inizialmente a notarla.
      Un solo aspetto mi viene da aggiungere: ciò che non si rinnova è il tempo, ed il tempo speso in un apprendimento non all’altezza ti sta privando dell’eccellenza che altrove avresti.
      Quindi, costruirei quelle che ad Harvard chiamiamo “Best Alternative”: trova alternative e cambia scegliendo il meglio. Se non hai alternative, trai il meglio dal contesto in cui ti trovi fino a che sarai in grado di crearle.

  57. |

    Ciao Raffaele,
    sono contento dell’apertura di questo blog perché sono rimasto molto colpito e incuriosito sia dai tuoi video su YouTube sia dal tuo primo libro.
    Io penso che attualmente il simbolo più rappresentativo della schiavitù contemporanea sia la televisione. Non amo questo mezzo di comunicazione e lo ritengo pericoloso per la massa per la modalità di distribuzione dei contenuti e quindi di fruizione da parte degli utenti: la comunicazione è unidirezionale e da un’illusoria possibilità di scegliere (il canale), soddisfacendo invece il celato bisogno di “non scegliere” che hanno molte persone con l’imposizione del suo palinsesto con contenuti che, in molti casi, sono subdoli veicoli di idee dettate dall’alto.
    I potenziali simboli sono indubbiamente molti e tra questi ho pensato proprio alla tv perché coinvolge molte generazioni. Ci sono altri simboli che sono più calzanti se non si tiene conto di molti adulti e anziani, come per esempio il like che è stato citato in un altro commento.

    Grazie per la condivisione del tuo pensiero attraverso questo sito!
    Un saluto

    • |

      Grazie di cuore Christian per le tue care parole e soprattutto per aver condiviso la tua Filosofia Esecutiva su queste pagine!
      Un saluto anche a te

  58. |

    Ciao Raffaele, schiavitù???
    L’ansia materna trasmessa ai figli….Terribile; dà dipendenza e insicurezza.
    A presto
    Federica

    • |

      Grazie Federica per il tuo contributo, interessante e critico punto di vista che arricchirà le riflessioni dei lettori!

  59. Daniele
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    Ciao Raffaele, io penso che il simbolo più grande della schiavitù non sia concreto come tanti hanno citato negli esempi passati.
    Il simbolo della schiavitù per eccellenza risiede in noi stessi e paradossalmente siamo noi stessi; noi siamo schiavi di noi stessi. Siamo schiavi, per la precisione, di “non credere in noi stessi”e di conseguenza di non credere nelle nostre potenzialità, di non credere nel nostro essere, di non affidarci alla nostra anima e istinto. Il fatto di essere schiavi di noi stessi in modo negativo e di conseguenza tutte queste paure, ci rende, secondo me, appetibili a quello che tu chiami “pensiero prevalente”. Non credendo in noi, ci affidiamo totalmente al sistema perché lo reputiamo in modo sottinteso corretto: “se tutti fanno cosi allora sarà giusto”, siamo totalmente schiavi del giudizio altrui.
    Prova a pensare ad una persona a cui non interessa in alcuna maniera il giudizio altrui… molto probabilmente questa persona può essere considerata dal sistema psicotica, ma se ci pensi bene, è una persona totalmente libera.

    • |

      Ciao Daniele, il tuo commento mi ha riportato alla mente due film, che io ritengo imprescindibili: “V for Vendetta” e Fight Club”, li hai visti?
      Grazie per aver condiviso la tua Filosofia Esecutiva.

  60. luca
    |

    La schiavitù contemporanea? Il denaro. Troppe cose si misurano con questo mezzo che, a volte, diviene un fine. Se si potesse levare il denaro dal mondo avremmo un mondo perfetto o quasi. In fondo le cose necessarie non le crea il denaro, sono frutto di idee, innovazioni, azioni. Il denaro è una specie di intruso. Se ognuno potesse avere ciò che vuole quanti problemi in meno ci sarebbero? Certo è un utopia, ma non sarebbe niente male.

    • |

      Grazie Luca per la condivisione della tua Filosofia Esecutiva.
      Molti in questi commenti hanno citato il denaro e questo ci testimonia l’attualità di questo tema così come la diffusione di questa utopia che tu hai accennato.
      E se questa utopia diventasse concreta?
      Un numero sufficiente che credono in un’utopia possono fare due cose:
      1.- cambiare il mondo;
      2.- inventare una religione.
      (Personalmente trovo la prima più stimolante)

      • luca
        |

        Sulla prima cosa (cambiare il mondo) sono d’accordo: è stimolante ed utile; sulla seconda nutro seri dubbi di utilità.
        Quando penso a questa utopia cercando di concretizzarla, immaginarla mi convinco della sua reale possibilità; parlandone con qualcuno mi accorgo che non siamo abituati ad immaginare a 360°. Eppure senza il denaro quante abilità e capacità verrebbero messe in campo da chi avrebbe tutto il tempo per realizzarle? Non ci sarebbero dei lavori fatti per vivere o sopravvivere, ma fatti per piacere, per passione, per talento.
        Quando ne parlo con qualcuno mi si obietta il fatto che nessuno lavorerebbe ed il mondo si “fermerebbe”. Non lo credo; ci sono persone che amano il lavoro che fanno, al di là di uno stipendio o guadagno. Così come ci sono persone che non lavorano, ma guadagnano montagne di denaro e altre che non lavorano e fanno fatica a sopravvivere. Se ognuno avesse tutto ciò che vuole si capirebbe l’inutilità delle cose superflue, molte cose non verrebbero considerate “lussuose”, molti dedicherebbero il loro tempo a fare ciò che amano, ciò che gli riesce bene, ciò che dà una soddisfazione diversa da dei numeri su un conto corrente.
        In un mondo simile il bene più prezioso (come dovrebbe essere anche oggi) diverrebbe il tempo .

  61. silvia
    |

    Ciao Raffaele,da studentessa universitaria che sono, dico che per me la schiavitù odierna consiste nel demonizzare celatamente e implicitamente la fantasia, l’immaginazione (e la propria autenticità) a favore di una più “necessaria e realistica” visione del presente in vista del futuro (e di un codice di comportamento standard). Un futuro su cui oggi come oggi nessuno oserebbe pronosticare nulla ma che in fondo si crede possa ancora rimanere semi immobile…perché il vero cambiamento,quello sì, fa paura. Moltissimi ragazzi si iscrivono a facoltà quali ingegneria ,medicina, legge…non per passione ma per “avere un posto e un ruolo sicuro nel mondo”, per poter dire con sicurezza quale potrà essere la loro professione,per dire che esiste una professione alla quale potersi dedicare una volta terminati gli studi. Io invece studio filosofia,non ho la minima idea di cosa farò dopo la laurea ma di una cosa sono certa, avrò avuto la possibilità di capire un po’ meglio me stessa,di coltivare me stessa e di potermi relazionare con ciò che mi circonda con una vena critica,cercando di mettere in forse,di indagare molti dei “si dice” di cui la nostra società pullula. Non voglio demonizzare le facoltà sopracitate,solo suggerire ai giovani e non solo a loro,che è un diritto studiare ciò che più piace perché solo realizzando se stessi si può realizzare qualcosa di davvero proficuo se non nel mondo,per lo meno,nel proprio microambiente. Un sano rischiare, mettersi in gioco e perché no,fantasticare, per scommettere su un futuro che in quanto tale è da creare.

    • |

      Ciao Silvia,
      ti chiedo scusa del ritardo con cui ti rispondo, non so se leggerai mai questa risposta.
      Quello che scrivi risuona molto in linea con il mio percorso: io ho scelto come te Filosofia per seguire le mie passioni e a distanza di anni posso affermare con assoluta certezza che è stata la scelta più importante della mia vita.
      Spero con tutto il cuore che tu mantenga vivo questo fuoco sacro, perché di burocrati calcolatori che scelgono la convenienza il mondo non sente davvero bisogno.
      Mentre un Filosofo, innamorato devoto alla conoscenza e dedito alla condivisione, può cambiare il mondo.
      Sarei tu quel Filosofo?
      Te lo auguro di cuore!

  62. regina
    |

    Ciao Raffaele cosa aggiungere oltre a ciò che hanno scritto in tanti. Tutto dal lavoro, che occupa la giornata, alla tecnologia che ci ha allontanato xk nessuno ci ha insegnato come usarla. Aggiungerei allora che non c’è più Vista e ne Udito. Non riusciamo a vedere, ne sentire le persone che abbiamo difronte, siamo troppo presi da ciò che non è importante.

    • |

      Grazie Regina per aver condiviso la tua Filosofia Esecutiva con noi!

  63. Alberto
    |

    Ciao Raffaele,
    grazie di aver creato questo blog!
    il simbolo moderno che secondo me rappresenta la schiavitù è il ripetitore televisivo. Essendo la televisione il mezzo di comunicazione più diffuso, chi lo controlla può manipolare il pensiero della maggior parte delle persone. Credo che questa cosa sia molto chiara a tutte quelle persone che ogni tanto trovano il coraggio di spegnere la TV e aprire un libro.
    Ciao e buona giornata

    • |

      Ciao Alberto e grazie per aver condiviso il tuo pensiero e la tu Filosofia Esecutiva!
      Buona giornata anche a te!

  64. Marco
    |

    Ciao Raffaele,
    Secondo me il simbolo che rappresenta la schiavitù contemporanea è lo strapotere del denaro che, attraverso le multinazionali e le grandi banche, governa il mondo. Lo vediamo quotidianamente con i regolamenti e le leggi che vengono emanati dalla comunità europea. Tendono ad appiattire, omologare e industrializzare tutto, non c’è “l’uomo” al centro di tutto ci sono gli interessi di pochi. Ho come la percezione che ci vogliano come dei polli in batteria, allevati con la luce sempre accesa il cibo e l’acqua sempre a disposizione, lo scopo della loro vita è ” mangiare” per crescere il più velocemente possibile per essere macellate.
    Lo stesso succede a noi programmati per lavorare e “consumare” tutto quello che ci viene propinato, quando moriremo rischiamo di non sapere perché siamo vissuti.

  65. Emilio
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    Ciao Raffaele,
    La TV, e piu nello specifico I vari TG, oltre ai vari format di opinione ( ovviamente mirata e guidata) , e poi perché no, un bel rincoglionimento di massa quale amici, grande fratello, l’isola di “sal C…”

    • |

      Grazie Emilio per aver condiviso la tua Filosofia Esecutiva con noi!

  66. Luca
    |

    Il primo simbolo che mi viene in mente a rappresentare la schiavitù contemporanea é questo: €

    • |

      Domanda, provocatoria ma fino a un certo punto: inteso come il denaro o l’euro?

  67. Sara
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    Aprire gli occhi, o forse “scollegarci”, per dirla alla Matrix. Ebbene, sin dalla nascita siamo catapultati in un Sistema pieno di regole prestabilite e di menzogne. Il libero pensiero annebbiato dai paradigmi che ci propinano. Grazie, Raffaele, il tuo contributo è prezioso. La Filosofia Esecutiva può essere scudo ed arma. Dal piccolo germoglio di un’idea può avere origine il cambiamento. Un saluto.

  68. Alessandro
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    “MINIMO – OPERAIO LIVELLO 3” è abbastanza terrorizzante, letto in una circolarità a cadenza mensile, anno dopo anno, una sentenza ripetuta e inculcata fino alla narcotizzazione irreversibile di qualsiasi moto interiore, sia esso teoretico critico o vital emotivo; sono poche parole minime che ti rinchiudono impalandoti in una celletta razionale dipinta di liberalità e libertà di scelta individuale e possibilità di essere tutto ciò che si vuole strombazzate ma non realizzabili; la vita misurata in rotazioni di avvitatore e fogli di produzione, imprigionata nella possibilità minima di quella retribuzione minima e definita da e in quel ruolo senza sbocco né senso alcuno; e la fine che giunge, vite dopo vite, misera busta dopo misera busta, debito dopo debito, quando naufragar sarà così dolce nel mare dell’oblio oltre le porte della notte senza fine.

    • |

      Grazie Alessandro per aver condiviso la tua Filosofia Esecutiva con parole così cariche di vita.

  69. Federico
    |

    “Cambiare il mondo”, un’espressione che ha il potere di affascinare qualsiasi persona, un’azione che non tutti sono disposti a perseguire. Perché la maggior parte della gente non è disposta al cambiamento ? Perché ne ha paura. Perché cambiare significa mettersi in gioco e, la maggior parte delle volte, andare contro corrente diversificandosi dalla massa e dal pensiero comune. Fare questo presuppone la probabilità di essere rifiutati, di essere giudicati negativamente, di essere esclusi perché siamo e pensiamo in modo diverso dagli altri. E la gente preferisce essere accettata dalla società invece di correre il rischio di camminare su quel filo sospeso nel vuoto chiamato “cambiamento”. Non me la sento di giudicare chi non è disposto a correre tale rischio, perché, in fondo, si tratta di una scelta: possiamo fare un “accordo” con la società, permettendole di installarci tutta una serie di ideologie, concezioni, culture, tradizioni che essa vuole che rispettiamo e seguiamo in cambio della garanzia di essere inseriti in una comunità di persone dello stesso tipo e di essere inevitabilmente accettati (è difficile non approvare qualcuno che la pensa come te), oppure possiamo trovare il coraggio di camminare su quel filo, correndo il rischio di cadere nel vuoto ma sapendo che se arriveremo dall’altra parte avremo raggiunto il successo.

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